Come avevo già anticipato sulla pagina Facebook di Immigrata allo Sbaraglio, settimana scorsa è successo qualcosa…qualcosa di incredibile e decisamente surreale. Qualcosa di talmente magnifico che è perfino entrato nella classifica dei momenti più belli della mia vita. La mia laurea e il matrimonio si contendono il primo posto, per la precisione.

Dunque…se avete letto i post precedenti vi sarete accorti che il primissimo risale a metà ottobre 2012, quando ho creato il blog. In quel momento erano due anni quasi esatti che vivevamo in Australia e da allora non ho mai fatto un post in cui spiego in che razza di situazione siamo. Volevo prima gettare le basi e poi spiegarvi come eravamo messi. Tra una cosa e l’altra però ho sempre dovuto posticipare. Mea culpa.
Ora però non ho più scuse: devo farlo, devo dirvi tutta la verità nient’altro che la verità perchè solo così potrete capire e magari sentirvi un po’ partecipi della felicità che ci ha invaso settimana scorsa.

Questa è la nostra storia di due anni e mezzo in Australia:

Siamo atterrati a Sydney nel Novembre 2010. Abbiamo vagabondato per una decina di giorni facendo i turisti per caso e cercando di assaporare tutto quello che ci circondava. Eravamo sotto un Working Holiday Visa. Classico.

Ad un certo punto ci siamo decisi a comprare una macchina per iniziare a spostarci e cercare lavoro nelle farm (o nei campi, come preferite). L’intenzione un po’ da illusi era quella di fare almeno tre mesi a sfacchinare e maneggiare qualsiasi tipi di frutta e verdura per poter rinnovare il visto un secondo anno. In questo modo avremmo avuto più tempo per decidere il da farsi. L’idea di avere davanti due anni invece che uno ci sollevava l’umore, perchè l’intenzione non era certo quella di tornare in Italia dopo 12 mesi.
Abbiamo lasciato Sydney e dopo varie peripezie siamo arrivati a Stanthorpe, nell’entroterra del Queensland. Dopo tre settimane cercando di ottenere un lavoro nei campi (purtroppo il tempo schifoso non ci aiutava molto, pioveva perennemente dalla mattina alla sera) siamo stati accolti a braccia quasi aperte da un contadino dalle lontane origini italiane, tal Dino. Bene, Dino ci mette subito a lavorare e dopo esattamente un giorno e mezzo di fatica e sudore, di preciso era un sabato mattina buio e piovoso, io e Mr Big ci siamo guardati in faccia e ci siamo telecomunicati che non potevamo seguire quella strada. Doveva esserci un modo diverso. C’era qualcosa che ci sfuggiva.

In realtà ci sfuggiva proprio tutto: siamo partiti all’arrembaggio dell’Australia senza aver raccolto informazioni e senza avere le idee chiare su quali erano le nostre possibilità. Così dopo ore ed ore informandoci su internet (è esattamente in questo istante che ho deciso che avrei fatto un sito sull’Australia…che strano ripensare a quel momento…sembra lontano mille secoli)…dicevo…girando su e giù per il web abbiamo capito che stavamo sbagliando tutto. Per quelle che erano le carte che avevamo in mano, per le qualifiche e l’esperienza lavorativa degli anni precedenti, non potevamo fare proprio una cippa lippa in Australia. Ovvero, per ottenere un visto permanente, che ti permette cioè di rimanere qui a tempo indeterminato e di essere considerato al pari di un cittadino australiano (la differenza sostanziale è che non puoi votare) avremmo dovuto affrontare una strada ben diversa.
Non entro nei dettagli, quelli li analizzerò in un altra occasione, sta di fatto che l’unica strada percorribile per noi era che uno dei due studiasse almeno due anni in Australia e ottenesse una qualifica presente nella odiatissima Skilled Occupation List (SOL). All’inizio mi era balenata per la testa l’idea che potessi essere io a studiare, magari prendere un master in biotecnologie, dato che già avevo la laurea, ma poi mi sono resa conto che di studiare non ne avevo proprio voglia. Avevo già dato sangue e sudore durante gli anni universitari in Italia, perciò ho lasciato la palla in mano a Mr Big. Sapevo che aveva voglia di studiare e di ottenere una qualifica. L’unica cosa che aveva erano le sue licenze da pilota di aerei (ebbene sì…era un pilota d’aerei, è il top gun del mio cuore!) che comunque in Australia non sono valide. Avrebbe dovuto convertirle, ridare degli esami e spendere migliaia di dollari per farlo. Non era quello che voleva. Così durante quel fine settimana abbiamo cercato un corso di studi ad hoc, preso appuntamento per il martedì successivo con un agente di immigrazione, perchè volevamo comunque essere sicuri di aver capito bene le cose, e fatto le valigie. Bye bye Dino e amata Stanthorpe e ci siamo diretti verso Brisbane. La cosa curiosa è che subito dopo la nostra partenza dall’allegro paesello sono iniziate le inondazioni in tutto il Queensland, so che ne hanno parlato anche in Italia a quei tempi. Tanta gente è rimasta bloccata o ha perso la vita, e in particolare dov’eravamo noi ci sono stati un sacco di problemi a tutte le coltivazioni. Insomma, siamo riusciti a scamparla di un soffio!

Quel martedì l’agente di immigrazione a Brisbane ci ha confermato quello che avevamo dedotto e così è iniziato il nostro road trip verso Melbourne e successivamente verso Perth. Nella prima dovevamo incontrare un professore di un corso di ingegneria meccanica: se ci avesse fatto una buona impressione ci saremmo fermati lì. Come sapete invece siamo a Perth, il che significa che quel corso proprio era un big No No No.
Abbiamo visitato Melbourne in fretta e furia e ci siamo poi fiondati verso Perth, senza altre possibilità a disposizione. Sapevamo che avremmo dovuto farci piacere sia la città che il corso scelto: ormai eravamo oltre metà Dicembre e dovevamo fare in modo che Mr Big si iscrivesse per tempo o avremmo dovuto aspettare sei mesi prima del successivo turno.
Tralascio il lungo viaggio della tortura attraverso il deserto e passiamo direttamente a Perth. Per fortuna la città ci è piaciuta subito e anche il corso di studi: un Advanced Diploma in Civil and Structural Engineering della durata di due anni. Non abbiamo scelto una laurea perchè le università costano sui 24.000 dollari all’anno e perchè non volevamo passare 4 anni bloccati nella vita da studenti. Non che il diploma sia stato gratuito, si parla comunque di 12.000 dollari all’anno.
Così in quattro e quattrotto abbiamo cercato casa, cambiato il nostro Working Holiday Visa in visto studente (Mr Big è il principale applicante, io risulto essere dipendente dato che sono la sua partner) e iniziato a cercare un lavoro part time. Perchè? Vi chiederete voi. Perchè le regole sono così. Quando sei sotto uno student visa puoi lavorare un massimo di 20 ore alla settimana. Lo so…è uno schifo!

E qui inizia la parte più difficile e penosa. Ormai era metà Gennaio inoltrato e per settimane intere abbiamo provato a cercare un lavoro. Non sto parlando di lavori ad alto livello, ma di cose come McDonald o negozi di abbigliamento. Non c’è stato niente da fare. Quello che ci svantaggiava era il numero limitato di ore che avevamo a disposizione e spesso il fatto che eravamo troppo qualificati e in età adulta e per i datori di lavoro significa doverti pagare di più. E poi ci sono certi settori dove danno la precedenza agli australiani e altri dove invece sembra che preferiscano assumere indiani o pakistani. C’è competizione anche tra immigrati, sapete??? Non so quante applications online abbiamo compilato e in quanti posti ci siamo presentati.
Intanto il corso di Mr Big è iniziato e io ho cominciato a cercare di creare il famoso sito sull’Australia mentre contemporaneamente continuavo a cercare lavoro. Finalmente qualcosa compare per Mr Big, un lavoro da pizza Hut come ragazzo delle consegne. Mamma mia che brutto ambiente…gestito da cinesi e sottopagato. Lavorava 4 sere a settimana e doveva usare la nostra macchina. Il guadagno era molto limitato.
I mesi passano senza che ci sia un vero sblocco della situazione, finchè un giorno a metà Aprile (sì, davvero… praticamente quasi 4 mesi di ricerca) trovo un annuncio su un giornale e decido di guardarne il sito web. A parte che era vecchio come il cucù e per il mio senso di estetica e usabilità sarebbe stato da rifare da capo (“Un possibile futuro cliente” mi sono detta ai tempi) e poi era di un’agenzia di pulizie. Non ero granchè entusiasta, ma a quel punto qualsiasi cosa era ben accetta. Così ho compilato il loro form online e ho incrociato le dita. Dopo poche ore ho ricevuto una chiamata. Non avete idea di quanto forte ti batte il cuore quando ti squilla il telefono e sai che la persona dall’altra parte ti parlerà in una lingua che non è la tua. Una lingua che ancora non maneggi con destrezza. Il terrore di non capire un tubo o di capire Roma per toma. La paura di non riuscire ad esprimerti e a spiegarti. Mi ci è voluto un po’ di tempo per farmela passare…adesso è come se mi chiamasse qualcuno in Italia e per me è come aver raggiunto la cima dell’Everest: che soddisfazione!
Comunque…ricevo la chiamata da questa agenzia di pulizie e mi invitano per un colloquio.
Evviva evviva!!! Ansia a mille, agitazione anche, un po’ di trucco e vestita più che decentemente (praticamente qui mi sono portata solo cose eleganti, ero convinta che il nostro percorso sarebbe stato un pochino diverso!) e vado al colloquio. E’ una piccola agenzia gestita ormai da anziane signore, che infatti mi hanno trattata come se fossi stata la loro nipotina. Mi hanno fatto un sacco di complimenti (con conseguente furioso arrossamento delle mie guance) e mi hanno detto che andavo bene e che potevo iniziare la settimana successiva. Ero talmente felice che poco mi importava se dovevo pulire le case degli altri. L’idea di poter iniziare a guadagnare dei soldi era al di sopra di tutto! Ad un certo punto ho chiesto se assumevano anche uomini e mi hanno risposto che di solito li fanno lavorare in team con le loro compagne. Ho spiegato subito che anche mio marito stava cercando lavoro e così è stato deciso il nostro futuro.
Da allora per due anni, DUE ANNI, ripeto DUE ANNI abbiamo fatto quello: gli omini delle pulizie.

Per il primo periodo in realtà si pensava che l’avremmo fatto solo per pochi mesi: a scuola continuavano a dire a Mr Big che la qualifica per cui stava studiando è super richiesta e che tante aziende assumono anche studenti part time. Niente di più illusorio e falso. No no no!!! Non è vero, affatto vero! Se sei australiano allora è un conto, se sei un povero studente internazionale invece sei in fondo alla lista, non ti vogliono! Uno dei requisiti più richiesti è che tu abbia il permanent residence. Bella roba, sto studiando proprio per ottenerlo!
Non divaghiamo troppo che qui mi sto dilungando già abbastanza…ma sapete, ripercorrere con le parole quello che ci è successo fa uno strano effetto. E’ stato tutto così intenso e veloce, ma allo stesso tempo sembra un secolo fa e mi sento come se avessi vissuto una vita intera nel frattempo.
I mesi passano e accumuliamo sempre più clienti. Mr Big andava a scuola tre giorni a settimana, negli altri due andavamo insieme a pulire case. Per poter fare più ore possibili facevamo anche tre case di fila. Da due ore ciascuna. Significa 6 ore in totale a pulire cucine, bagni, docce, cessi, vetri, salotti, passare l’aspirapolvere, spolverare gli angoli più remoti, togliere le macchie dalle porte e dagli stipiti, pulire i pavimenti con lo straccio, buttare via la spazzatura e pulire i secchi dell’immondizia. Potete ben immaginare che ne uscivamo distrutti e moralmente un po’ affranti. Voglio dire, pulire lo schifo degli altri non è proprio quello che io chiamo un lavoro gratificante.
Avevo anche dei clienti che facevo da sola per 4 ore di fila. Che tristezza. La mia salvezza è stata la musica: mi infilavo le cuffie e mettevo il volume a palla. Uno dei miei clienti quando mi ha visto mi ha detto “that’s a good idea, it keeps you sane” che significa “è un’ottima idea, ti mantiene sana di mente” ed è vero, mi aiutava ad isolarmi e a non pensare troppo a quello che stavo facendo. Entravo nel mio mondo incantato e sognavo il futuro, quando tutto quello sarebbe finito.
In quei mesi Mr Big è anche riuscito a cambiare il lavoro serale da pizza Hut ed è passato ad un’altra pizzeria, sempre per fare le consegne. La paga e l’ambiente erano decisamente migliori e lavorava lì il giovedì, venerdì e sabato sera. Quante sere passate ad aspettarlo fino anche all’una di notte…per fortuna la mia passione sempre più forte per la grafica e il webdesign mi aiutava a passare il tempo. Spesso tornava la sera tardi ed io ero ancora davanti allo schermo a creare, studiare, migliorare.

Per un certo periodo di tempo abbiamo anche fatto un altro lavoro insieme. Consegnavamo giornali. Ebbene sì. Andavamo a ritirarli dal nostro fornitore la domenica mattina e nel pomeriggio ci mettevamo in salotto per prepararli e suddividerli. Poi entro il mercoledì dovevamo trovare il tempo per andare a consegnarli nel quartiere che ci era stato assegnato. Ovviamente un sobborgo di gente stra ricca quindi mega ville e super macchine, giusto per tirarci su il morale!

Arriva dicembre 2011, e quindi anche la fine del primo anno dell’Advanced Diploma. Cercavamo di risparmiare il più possibile perchè avevamo le rate semestrali della scuola da circa 6000 dollari l’una assieme a tutto il resto delle spese come affittto e cibo. Inoltre dato che ci piace viaggiare e avevamo bisogno di uno stimolo ed un obiettivo per tirare avanti, avevamo deciso che per quel natale saremmo andati a trovare i genitori di Mr Big, che si erano trasferiti da poco in un’isoletta a nord del Madagascar. Speravamo poi che l’anno successivo le cose sarebbero cambiate e che avendo già un anno di studio alle spalle, per Mr Big sarebbe stato più facile trovare qualcuno nel suo settore disposto ad assumerlo part time.

Il viaggio è stato una favola e ci ha dato la carica giusta per affrontare il secondo ed ultimo anno di scuola. Siamo tornati in Australia pieni di energia ed ottimismo: sentivamo che le cose sarebbero cambiate presto. Ovviamente sempre illusi noi…non è cambiato proprio nulla per tutto l’anno. Il discorso era sempre lo stesso: sei un immigrato e per di più studente quindi non sei un permanent resident e non puoi lavorare full time. Ho iniziato pian piano a mettermi in testa l’idea che avrei dovuto fare la donnina delle pulizie per un altro anno. Oh mamma se ci penso…avevamo davanti altri 12 mesi di tutto quello: entrare nelle case di famiglie benestanti (molto benestanti, parliamo anche di milionari), assaporare quella che è la vera vita australiana ma intanto essere lì a pulire i loro cessi. Cercare di risparmiare, non poterci concedere granchè, non poter uscire, non poter comprare vestiti o scarpe. Credo che la cosa più forte che ci ha aiutato a tirare avanti è il fatto che eravamo in due a condividere tutto quello e che siamo molto, molto uniti. Spesso sdrammatizzavamo o ci scherzavamo sopra. Ancora più spesso sognavamo il grande cambiamento. Ci davamo anche degli obiettivi da raggiungere pian piano per spronarci psicologicamente. Perchè alla fine, fatica fisica a parte, la parte peggiore è quella mentale perchè ti senti bloccato in quella situazione e sai che non puoi cambiarla. Avevamo le ultime rate della scuola da pagare e comunque il lavoro era ben remunerato, non conveniva cambiarlo e magari dover lavorare più ore per raggiungere la stessa cifra. Come dico io era un buon lavoro ma di cacca (ops…).
Ogni venerdì, finita l’ultima casa (4 ore…era immensa), tornavamo a casa e ci spogliavamo correndo per casa, gettando i vestiti sporchi del lavoro ovunque e urlando: “bruciate maledetti. Bruciateeeee”. Ma stavamo bene, tranquilli, non eravamo in una casa di cura per matti.
Ci siamo abituati a vivere con poco e ad accontentarci delle cose più semplici. Quando abbiamo festeggiato alcuni momenti importanti, come il pagamento dell’ultima maledetta rata del corso o l’ultimo giorno di scuola ci siamo concessi di prendere del cibo da asporto. In particolare ricordo che una volta abbiamo preso una vassoio di sushi. Adoriamo la cucina giapponese, in Italia lo mangiavamo spesso. Abbiamo assaporato ogni boccone ad occhi chiusi, in silenzio. Dando tempo alle papille gustative di impregnarsi di tutti quei sapori ormai dimenticati. Dando modo al nostro cervello di memorizzare ogni istante.

Più di una volta durante i due anni ci siamo chiesti se non stessimo diventando matti senza accorgercene. Siamo stati anche parecchio isolati dalla gente. Quando non puoi spendere soldi non puoi uscire. Quando devi lavorare la sera dei fine settimana devi rifiutare gli inviti che ti vengono fatti e alla lunga la gente si stanca di invitarti e sentirsi dire sempre “non possiamo”.
Abbiamo creato il nostro mondo e la nostra routine e a volte abbiamo avuto i nostri breakdown, per fortuna sempre alternandoci così uno poteva dare forza all’altro.
Il 2012 è stato anche quello un anno passato in un lampo ma che ci ha visto cambiare e crescere ancora, per lo meno per quanto riguarda me. Mr Big è sempre stato perfetto, sono io quella con più problemi!
I miei genitori sono venuti a farci visita ad Aprile ed è stato bellissimo. Ci hanno dato una boccata di aria fresca e di normalità ed hanno potuto vedere con i loro occhi la nostra realtà e sentirsi perciò ancora più partecipi del nostro percorso. Avevamo anche deciso che quell’anno a natale saremmo andati in Italia, e questo è un altro obiettivo che ci ha spinto a tirare avanti.
Nel frattempo Mr Big a scuola era il migliore (ma dai??), tutti i professori si complimentavano con lui ma alla fine della fiera nessuna possibilità di lavoro. Io continuavo a studiare per i fatti miei durante il tempo libero, compresa la mattina alle 5. Ho rifatto il sito di vivereinaustralia.com e ho anche creato un sito per la casa in Madagascar dei genitori di Mr Big perchè è possibile affittarla.
Passato l’inverno (cioè la vostra estate) ho deciso che volevo scrivere e aprire un blog, e così mi sono messa a studiare un altro linguaggio del web e ho creato il mondo in cui vi trovate ora. Penso che il fatto di creare una parte grafica così importante nei miei siti sia stato un modo per me di eludere dalla realtà. Passavo anche 12 ore di fila davanti al computer, fine settimana compresi perchè Mr Big doveva approfittarne per studiare.
Intanto si avvicinava la tanto sospirata fine della scuola. Non vi dico il sollievo che entrambi abbiamo provato quando è arrivato l’ultimo giorno. Una tonnellata di peso in meno sulle spalle, la possibilità finalmente di poter cercare un lavoro normale e di ottenere la permanenza.

Siamo partiti per l’Italia super felici di rivedere il nostro paese dopo due anni e mangiare cibi ormai dimenticati. Sapevamo che al nostro ritorno le cose dovevano cambiare, e finalmente potevamo davvero farle cambiare.
La vacanza è volata, come tutte le vacanze, siamo tornati in Australia sabato 5 Gennaio 2013 e abbiamo ripreso a lavorare subito. Nel frattempo siamo passati da un visto studente ad uno Skilled Graduate Visa, che dura 18 mesi e permette di lavorare full time. E’ un visto fatto solo per chi ha studiato almeno due anni in Australia per ottenere una qualifica che rientra nella SOL.
Ovviamente il lavoro era sempre come omini delle pulizie e a consegnare pizze. Avevamo però ridotto il numero di ore: Mr Big consegnava solo il venerdì e il sabato pomeriggio fino a circa le 9 di sera e avevamo salutato un paio di clienti che non volevamo proprio più fare. Avrei tanto voluto dedicarmi al webdesign a tempo pieno e iniziare a guadagnarci qualcosa, ma questo significava che entrambi dovevamo lasciare il lavoro delle pulizie e non avevo una garanzia di guadagno. Quando sei un freelancer non sai mai come può andare.
Così aspettavo che si sbloccasse la situazione lavorativa di Mr Big, avremmo avuto così uno stipendio sicuro.

Le settimane passano e non c’è nessun cambiamento. Tutte le applications che cerca di fare richiedono che tu sia un permanent resident, ma ancora non lo siamo porca miseria.
E’ anche andato di persona in diverse aziende e si è pure proposto di lavorare gratuitamente pur di accumulare un po’ di esperienza. Ovviamente non ha funzionato neanche questo.
C’è stato perfino un nostro cliente che è un pezzo grosso nelle risorse umane di grandi aziende dei settori “oil and gas”, miniere e costruzioni (quelli in cui può lavorare Mr Big) che si è proposto di darci una mano. L’ha aiutato a sistemare il curriculum e gli ha dato molti contatti diretti. Ma niente neanche così, la situazione non voleva proprio sbloccarsi. Un altro grande ostacolo era il fatto che Mr Big non ha esperienza in quel settore. Tutto il mondo è paese si dice: se non hai esperienza, sia che tu sia in Italia, negli USA o in Australia, farai sempre e comunque fatica a trovare qualcuno che ti voglia assumere.
Se avete letto il post cuore buio e tempestoso di fine febbraio sapete che ho avuto un momento un po’ giù. Sicuramente i miei pazzi ormoni hanno contribuito alla grande, ma decisamente la situazione in cui eravamo non aiutava di certo. Mi sentivo in una gabbia. E’ da quando sono partita per l’Australia che immagino una vita diversa, migliore, felice. Non che in questi due anni non l’abbia avuta, sono stati i due anni più belli della mia vita se devo essere sincera, ma non è questa la vita che speravamo di avere. Volevamo un lavoro gratificante, poter visitare un sacco di posti, concederci ogni tanto piccoli lussi. Invece ci ritrovavamo in una scatola senza poter comprare niente, poter uscire fuori a mangiare, poter iniziare a progettare un futuro. Incastrati in vestiti da lavoro ormai logori.
Un pomeriggio, dopo l’ennesima giornata passata a casa a progettare cose di web (io) e a cercare lavoro (Mr Big) ho deciso che dovevamo andare a farci un giro. Abbiamo il mare a 15 minuti e non ne approfittiamo mai, siamo sempre stati troppo presi a cercare di andare avanti. Come fai a rilassarti quando sei in una situazione così? Comunque, con un paio di asciugamani siamo andati in spiaggia e davanti ad uno splendido tramonto ho capito che Mr Big si stava abbattendo. Aveva la sensazione che qualsiasi cosa facesse, qualsiasi tentativo, qualsiasi contatto non portasse a niente. L’avevo un po’ intuito che non era al top…di solito quando si mette in testa qualcosa è molto deciso e si muove come un carroarmato. Vedevo invece che non aveva grinta, non spingeva fino al massimo delle sue capacità. La sua teoria è che nella sua vita qualsiasi lavoro che abbia davvero desiderato di fare, non è mai riuscito ad ottenerlo facilmente, invece lavori che è finito a fare per caso e per i quali non era neanche qualificato, li ha trovati in pochissimo tempo. Abbiamo parlato e riparlato e alla fine si è deciso che poteva anche iniziare a espandere il suo raggio di ricerca. E’ stato export manager quando era in Italia, poteva provare a vedere se in quel settore aveva più fortuna. Magari poi nel frattempo sarebbe saltato fuori qualcosa nel campo dell’ingegneria.

Una settimana dopo, esattamente lunedì scorso, Mr Big stava seguendo una discussione su Linkedin tra due persone nel suo settore, quello del disegno tecnico. Una di queste persone, il manager della sezione di progettazione di un’azienda di distribuzione di gas a Melbourne, affermava che qui chi fa disegno tecnico (quindi Mr Big) trova facilmente lavoro ed è anche ben retribuito. Spesso assumono studenti o neo diplomati e li fanno crescere all’interno dell’azienda. SCUSA??? Ma viviamo nello stesso mondo???
Abbastanza indispettito, Mr Big ha tirato fuori il carroarmato che è in lui e ha scritto a questo manager, dicendogli che non riusciva neanche ad ottenere un colloquio di lavoro e chiedendogli se poteva dare un’occhiata al suo curriculum ed eventualmente consigliargli come modificarlo. La sua frase top nella e-mail è stata “if you don’t ask, you don’t get” ovvero “se non chiedi, non ottieni” ed è vero, è la filosofia che c’è qui in Australia. Bisogna essere sfrontati e senza troppi fronzoli.
Questo tipo, evidentemente molto colpito, ha risposto dopo 10 minuti dicendo che era ben disposto a dare dei consigli, così Mr Big gli ha inoltrato il CV. Dopo altri 5 minuti il manager gli ha riscritto dicendo che il resume andava bene ma che sarebbe stato meglio cambiare un po’ di cose. Ha anche aggiunto che se riusciva a modificarlo abbastanza in fretta e glielo faceva riavere, c’era la possibilità che riuscisse a fargli ottenere un colloquio di lavoro, visto che c’era una posizione aperta. L’agitazione è salita alle stelle, io neanche credevo fossero possibili cose così. Mr Big tutto eccitato si è messo a cambiare il curriculum e l’ha rispedito al nostro angelo sceso dal cielo.
Dopo un quarto d’ora il cellulare di Mr Big ha iniziato a squillare. Con il cuore in gola ha risposto. Era la responsabile delle risorse umane per questa grande azienda che lo invitava a fare un colloquio a Perth per il giorno successivo. BADABUUUUM! La bomba atomica in casa nostra!!! Non stavamo più nella pelle! Ci sembrava già fantastico essere riusciti ad ottenere un colloquio, la felicità era alle stelle!!! E non eravamo assolutamente preparati psicologicamente. Da un giorno all’altro c’era speranza, la nostra immaginazione ha iniziato a volare…l’idea di poter smettere il nostro lavoro da schiavi sembrava così vicina, così a portata di mano. Da quella sera fino all’altro ieri non ho dormito benissimo, anzi, per due notti di fila mi sono alzata dal letto alle 2.30, questo per farvi capire l’intensità dei pensieri che mi allagavano letteralmente la testa.

Il martedì mattina siamo comunque andati a fare uno dei tre clienti previsti per quel giorno, il colloquio era all’una e mezza quindi avevamo un po’ di tempo. Mentre cambiavamo le lenzuola della padrona (pure questo, si) ci scambiavamo sguardi che la dicevano tutta. Sentivo l’adrenalina fino alla punta dei capelli. Potevamo davvero finire tutto quello e iniziare una vita normale, iniziare a realizzare i nostri progetti.
In quella casa c’è un bambino di ormai due anni e mezzo. Quando ho iniziato a lavorare lì da sola nel 2011 era piccolissimo, l’ho visto crescere di settimana in settimana e spesso tornavo a casa con un po’ di pesantezza al cuore. Nella situazione in cui eravamo l’idea di avere un figlio era assolutamente improponibile, se fosse successo sarebbe stato un disastro ma io sento che il mio orologio ticchetta. E’ la sindrome della donna che passa i 30 anni mi sa. In più c’era il non sapere neanche quando la situazione sarebbe cambiata e questo mi metteva un po’ d’ansia. Invece adesso vedevo uno spiraglio di luce lontana. Potevo fantasticare anche su questo, non bloccare più i miei pensieri ma lasciarli correre liberi.
Le due ore di pulizie sono passate così, fantasticando, vaneggiando, immaginando. Neanche riuscivo del tutto a capire quanto potevano cambiare le cose, quanta differenza ci avrebbe potuto fare questo lavoro.

Tornati a casa Mr Big si è preparato, l’unico completo elegante che aveva era quello del matrimonio e così ha usato quello. Non è riuscito a mangiare niente dalla tensione ed è andato. Io ovviamente neanche riuscivo a ricordare il mio nome, figuriamoci a lavorare al computer. Così ho cercato di distrarmi con la televisione finchè dopo un paio d’ore non ho sentito sugli scalini di casa i suoi passi gentilmente avvolti nelle scarpe eleganti del matrimonio. Sono corsa alla porta, ero super curiosa di sapere com’era andata. Apro, lo guardo in faccia e vedo che è parecchio stanco, non esprime granchè. Anzi, vagamente mi sembra di percepire uno scuotimento negativo della testa. “Beh, adesso con calma mi racconta com’è andata” penso. Ad un certo punto vedo che inizia a spuntare un sorriso e gli occhi iniziano a brillare. Mi dice “Baby. Possiamo bruciarli!” al che io non capisco più niente. Il cervello mi è andato in tilt. “Cosa vuol dire? Ma è andata bene? Mi prende in giro? Ma gli hanno già detto di sì? Com’è possibile?” è tutto quello che mi passa per la testa.

“Cosa stai dicendo?” gli chiedo.
“E’ andata!” risponde.
Però non capivo, ero completamente confusa, non pensavo fosse possibile che gli avessero già detto di sì. A dire il vero ci avevo fantasticato il giorno prima, però come fanno a dirti già ok? Avranno altre persone da vedere o no?
“Stai scherzando?” chiedo e lui “No, giuro, è vero!” e mi abbraccia.
Allora capisco che è vero, che ha avuto il lavoro. Che è finita. Davvero finita. Possiamo iniziare a respirare dopo due anni e mezzo passati a trattenere il fiato, a sentirci con l’acqua alla gola ogni giorno.
Inizio a ridere e a piangere allo stesso tempo, uno dei momenti più assurdi della mia vita, uno dei più belli.

Ci sediamo sul divano e mi racconta tutto, mentre continuo a scuotere la testa. Non riesco a crederci. Possibile che a noi debba capitare tutto come nei film? L’azienda (la più grande in Australia per la distribuzione del gas) sta sviluppando un progetto per l’estrazione del gas a nord del Western Australia e hanno bisogno urgente di qualcuno che si occupi di sistemare tutti i disegni tecnici del progetto. Il contratto è di tre mesi, ma poco ci importa: è finalmente un passo all’interno del mondo del lavoro, e questa era la parte più difficile. In realtà il colloquio è stata solo una formalità. Il famoso manager di Melbourne aveva già dato il suo verdetto. Evidentemente Mr Big deve averlo davvero impressionato. A me non sembrano normali queste cose!!! Mentre la testa frulla a mille ad entrambi cerchiamo di ragionare e decidiamo di finire tutta la settimana di pulizie. Diversi sono i motivi:
1) sul conto avevamo solo 300 dollari quindi un disperato bisogno di soldi
2) era da un anno che continuavo a dire che volevo filmarci e fotografarci mentre puliamo, così da poter poi montare un video. Quindi in questi ultimi giorni mi sarei dilettata a piazzare la telecamera in punti strategici nelle case dei nostri clienti per registrare i nostri agili movimenti (p.s. il video è su youtube adesso, fatevi due risate!)
3) ci sembrava comunque giusto finire con i nostri clienti con calma, senza avvisare all’ultimo secondo. In più abbiamo voluto portare a tutti una bottiglia di vino, in modo che brindassero alla nostra. Siamo proprio strani noi due…

La decisione di voler comunque finire gli ultimi giorni si è rivelata la migliore perchè al momento della firma del contratto abbiamo scoperto che lo stipendio sarà su base bisettimanale, significa quindi che per due settimane non avremmo avuto ingresso di soldi. Inoltre avevamo deciso che Mr Big avrebbe finito di consegnare pizze lo scorso weekend, invece dopo questa notizia, abbiamo dovuto rivalutare la cosa. Se vogliamo riuscire a pagare le nostre spese fisse dovrà lavorare anche questo venerdì e sabato. Ovviamente ho già deciso che l’ultima sera andrò con lui, un po’ per tenergli compagnia, un po’ perchè così lo filmo!!! Sono momenti che non torneranno mai più (lo so, mai dire mai, però ne ho due scatole grosse così, quindi so che faremo di tutto affinchè questi lavori finiscano nella sezione “passato” e lì vi rimangano!).

E così la scorsa settimana è finita un’epoca. Ci sono stati un paio di momenti totalmente surreali. Per esempio quando siamo andati a portare un regalino al bambino di cui parlavo prima. Avevamo pulito la sua casa poco prima del colloquio e ancora non sapevamo che sarebbe stata l’ultima volta. Siamo arrivati nel parco vicino a dove vive, era pomeriggio inoltrato e il sole stava calando. Una luce dorata inondava le foglie degli alberi e i nostri occhi. C’era quel frescolino che ti stuzzica al pelle e ti fa venire voglia di avvolgerti in un bel cardigan pesante. I genitori del bambino stavano preparando un barbecue e ci hanno offerto da bere. Mentre sorseggiavo il mio vino bianco mi guardavo attorno incredula. Bambini che giocavano e genitori già a casa dal lavoro. Mi rendevo conto che non avevamo affatto vissuto in quei due anni e mezzo. Che siamo stati rinchiusi. Quello era quello che ci eravamo persi e che adesso iniziavamo a toccare con mano. Quello era uno dei motivi per cui eravamo arrivati in Australia: per lo stile di vita, il finire presto di lavorare, tornare a casa e farsi un barbecue in un parco. Percepire vagamente l’odore di salsedine del mare poco distante. Godersi la vita con queste piccole cose. E il giorno dopo alzarsi la mattina ed essere felici di andare al lavoro. Questo è il mio sogno. Abbiamo chiacchierato mentre le nostre teste erano in uno strano stato di euforia, misto a smarrimento, misto ad un po’ di alcool in corpo.
Salutare il bambino è stato un po’ triste, ma mi sono fatta promettere che mi avrebbero spedito delle foto via e-mail.

Un altro momento strano è stato quando domenica siamo andati a pranzo da un’altra coppia di nostri ex clienti. Sì, eravamo molto amati devo ammetterlo. Il loro invito ci ha sorpreso e ci ha reso molto felici. Avremo anche fatto un lavoro poco gratificante, ma di sicuro eravamo rispettati.
Già entrare in casa loro vestita bene con un po’ di tacco e del trucco sul viso mi ha fatto sentire come se fossi in una vita parallela, quando poi ci siamo seduti fuori in veranda, quella veranda che abbiamo pulito centinaia di volte, allora sono proprio entrata di nuovo in uno stato di euforia perenne. Anche qui c’era lo zampino di un buonissimo vino bianco del New Zealand. Le ore sono passate in un lampo, è stato un pranzo surreale e fantastico e anche se agli occhi di tutti può sembrare una cosa banale, per noi non lo è. E di questo ne sono felice, perché è proprio questo che ci rimarrà di questi due anni abbondanti: non dare niente per scontato ed essere felici ed entusiasti di tutte le cose, anche le più semplici come un pranzo all’aria aperta.

Lunedì è stato quindi il nostro primo giorno di lavoro normale. Mr Big lavora a mezz’ora da casa, pochissimo se si considerano le tempistiche e le distanze che ci sono qui in Australia. Si trova benissimo e l’ambiente è molto rilassato. Può iniziare quando vuole (ovvio…non alle 10) e finire quando vuole. Il concetto dell’azienda è che devi sentirti soddisfatto con il lavoro che hai concluso durante la settimana. Se pensi di poter fare di più, allora fallo. Certo è che se non riesci a stare dietro ai loro ritmi o alle loro richieste ti mandano a casa! Quindi inizia alle 8.30 e finisce alle 4.30. Non ci sembra vero. In Italia avevamo entrambi dei lavori con orari allucinanti, spesso ci trovavamo insieme solo alle 10 di sera. Ora invece verso le 6 ci sediamo sul divano, ci guardiamo e iniziamo a scuotere la testa e a sorridere. Non ci sembra vero tutto questo. Credo che ci metteremo almeno due settimane prima di capire davvero quello che sta avvenendo.

Io nel contempo posso finalmente dedicarmi a tutti i progetti che ho in aria e per i quali non ho mai avuto il tempo fisico per poterli concretizzare. Non riesco ancora ad entrare nello stato mentale che ho tutto il giorno a disposizione, che non devo più alzarmi presto, rispondere a quante più e-mail riesco, poi cambiarmi, mettermi i vestiti logori e andare a pulire. Tornare, farmi la doccia e sfruttare tutte le ore che mi rimangono a disposizione fino a sera.
Devo dire che già fare la doccia ogni mattina invece che nel pomeriggio dopo il lavoro mi sembra un avvenimento surreale e degno di festeggiamenti. Che ovviamente stanno andando avanti da una settimana, un po’ di vino di qua, un po’ di vino di là…e domenica andiamo in un ristorante brasiliano che dicono essere fantastico. Tra una settimana è anche il mio compleanno, non avremo i soldi per festeggiare subito, quindi ho deciso che quest’anno lo posticipiamo di un po’ di giorni. Dicono che dopo i trenta si smetta di festeggiare, invece per me è il contrario. Voglio gustarmi ogni anno che passa perché so che non tornerà indietro.
Come dicevo sto sviluppando dei progetti e fatalità stamattina ho ricevuto un’e-mail molto interessante che riguarda il sito di vivereinaustralia.com. Non c’è niente di concreto e neanche so i dettagli ma è incredibile che sia arrivata proprio adesso! Non posso fare a meno di sentirmi orgogliosa di me stessa per tutto quello che sono riuscita a fare da sola fino ad adesso.
Tanti credono che ora che Mr Big ha il lavoro io possa fare la mantenuta o che non sappia cosa fare. Non credo abbiano ben capito di chi stanno parlando!!! Sono una testa dura e nonostante le mie insicurezze (davvero, non scherzo) mi piace sempre mirare in alto e metterci tutta me stessa per portare fino alla fine quello che ho in mente.

Perché quando riesci a realizzare un sogno, non puoi fare altro che passare al successivo.

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