Ricordo

Ricordo l’epoca delle anchette. Che più scavata eri più si vedevano. Jeans a vita bassa, confine con il mondo pubico in mezza evidenza.

Pance inesistenti, per alcune fatte di dita in gola, per tante di diete restrittive. Cartelloni pubblicitari in metropolitana che ti urlavano in faccia quanta cellulite avevi e quanto fosse sbagliato averla.

Ricordo il senso di inadeguatezza, imperfezione, costante insoddisfazione di me stessa.

Ricordo la vergogna nel mostrare le mie smagliature, risultato di su e giù dalla bilancia. Di mostrarmi in costume, spesso perfino di vestirmi.

Ricordo di quanto aspirassi a diventare come le altre, di quanto un numero fosse importante per me.

La fissazione dell’aspetto fisico, per piacere agli altri, per sentirsi parte.

Ricordo le giornate passate mangiando solo crackers e di abbuffate per riempire vuoti interni.

Ricordo e sorrido con amarezza. Vorrei tanto tornare indietro nel tempo, prendere il mio stesso volto tra le mani, guardarmi negli occhi e dirmi che ero perfetta esattamente così com’ero. Che solo trovando pace con me stessa avrei trovato il giusto equilibrio interiore ed esteriore. Che a distanza di anni il mio corpo, quello stesso corpo che volevo cambiare, avrebbe messo al mondo due bambine. Che mi avrebbe permesso di allattarle, di essere così forte da reggere mesi e mesi di notti interrotte. Che anche dopo due gravidanze sarebbe stato in grado di tornare nella sua forma originaria più veloce di quanto potessi mai immaginare. Che sarebbe stato amato dall’uomo più meraviglioso che abbia mai conosciuto. Che io stessa mi sarei amata e accettata così tanto. Che quelle smagliature ora mi fanno sorridere perché sono il marchio di quanto infelice fossi e mi ricordano di quanto invece sia felice oggi.

Ricordo una Francesca stanca dell’importanza che veniva data all’aspetto fisico. Una Francesca che salendo su un aereo tanti anni fa lasciava alle spalle anche tutto questo. Una Francesca che atterrando trovava finalmente la propria dimensione.

Ricordo quell’epoca.
Ma quell’epoca non mi tocca più.

 

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