Dicembre 2010

Il suono delle ruote sull’asfalto è diventato ormai come il tuo respiro.
Costante, ritmico, sempre presente.
I chilometri accumulati sul parabrezza sono incalcolabili, e la verità è che non vuoi veramente trasformarli in un numero, meglio lasciarli lì, tranquilli e assopiti.

Stai correndo lungo una strada australiana, attorno a te il nulla. Solo terra color ocra avvinghiata a del rosso ruggine. Qualche cespuglio, qualche albero secco.

Dietro di te tanto, tantissimo spazio. Tanta strada, tanti pensieri, persone, qualche città.

Davanti a te solo l’asfalto.
La riga bianca tratteggiata e dritta, l’orizzonte, il cielo blu, qualche nuvola che bazzica nel cielo.
Non lo vedi ancora ma sai che più avanti, molto più avanti, c’è la fine della terra. C’è la fine della strada.
La fine è l’oceano Indiano, la fine è una città.

Perth.

Ti stai dirigendo lì perché non hai alternative. Il corso di studi che ti interessa è proprio in questa città, nelle altre non c’è. L’unica è lei.
Hai deciso di andare alla cieca, senza informarti su come effettivamente sia questa città alla fine della strada.

Un po’ non hai avuto il tempo, un po’ sei spaventato per quello che potresti trovare e hai preferito non indagare troppo. Non vuoi farti venire già brutte sensazioni allo stomaco, preferisci non sapere nulla e sperare di farti sorprendere.

Hai già visto e attraversato le altre principali città australiane in queste poche settimane della tua nuova vita. Sei sceso dolcemente sul cielo di Sydney. Hai corso sotto un’acquazzone tropicale a Brisbane. Hai girovagato per le stradine europee di Melbourne. Hai cavalcato in velocità le colline di Adelaide.

Ora sono tutte alle tue spalle, fanno il loro gruppetto delle città a est e sud dell’Australia. Tu invece ti stai inoltrando nel nulla, nella costa ovest, quella che, a quanto sembra, molte persone snobbano. Quella più impervia e meno vivibile, quella dello stato più grande ma anche più vuoto d’Australia.
Stai entrando volontariamente nell’area della capitale più isolata al mondo.

Nelle lunghe ore di viaggio fantastichi e ti fai un sacco di seghe mentali. Immagini il deserto, che stai attraversando, immagini di veder spuntare in lontananza e dal nulla piccoli riflessi del sole contro i vetri degli edifici del centro. Immagini una visione simile a quella dell’arrivo a Las Vegas, per intenderci.

Con il passare delle ore invece il terreno inizia a cambiare, le vaste distese piatte iniziano ad essere meno piatte, il colore della terra inizia a variare e a schiarirsi, lungo la strada incroci sempre più macchine e camion.

Inizi a salire di quota, lentamente e gradualmente. Inizi ad essere circondato da alberi e boschi. Scopri che a costeggiare la città dove stai per andare a vivere ci sono delle colline, allungate in uno sbadiglio da nord a sud.

Arrivi alla sommità e laggiù, ancora lontana, riesci a vederla.
Vedi lei, vedi i grattacieli, vedi i sobborghi e ancora più in là vedi anche quello che sembra mare. Strizzi gli occhi per capire se è un miraggio, uno scherzo dettato dalla stanchezza. Poi rinunci…tanto lo scoprirai molto presto se il mare è davvero così vicino come sembra.

Percorri gli ultimi chilometri scendendo dalle colline, lungo strade non più solamente dritte come lampioni ma finalmente un po’ serpeggianti e movimentate da morbide curve.

Cerchi di seguire le indicazioni del navigatore satellitare mentre ti avvicini al centro e mentre accarezzi mentalmente il cofano della macchina usata che hai acquistato un mese prima e che ti ha portato da una costa all’altra del continente.

Ti ritrovi lungo un largo viale, alla tua sinistra un ampio fiume navigato da barchette a vela, alla tua destra una fila di grattacieli e ai loro piedi un semplice parco, grande e verde. Davanti a te, in lontananza, una collina e tanti alberi.

Queste sono le prime cose che vedi della tua nuova città, queste sono le prime cose che vedi di Perth.

 

Aprile 2015

Ormai quattro anni e una manciata di mesi da quel memorabile giorno. Eppure è tutto così vivido nella mia testa, mi ricordo nei dettagli ogni istante, ogni sensazione. L’agitazione di non sapere nulla del posto dove stai per andare a vivere, una città di cui non avevi mai sentito parlare. La paura che possa non piacerti ma che debba fartela piacere per forza. Il sollievo quando i tuoi occhi si posano per la prima volta sulle sue strade, i suoi edifici, il suo cielo, i suoi parchi, il suo fiume. E il suo mare. Magnifico, splendido, ipnotizzante e seducente mare.

Perth mi è piaciuta subito. Quello che mi ha bisbigliato in silenzio mentre la osservavo per le prime volte è stato come una ninna nanna. E’ calma, quieta, accogliente. Famigliare. Il centro è piccolo, se confrontato con le altre città. I sobborghi si estendono per quello che sembra l’infinito. In soli 4 anni l’ho già vista cambiare moltissimo: come ho già scritto altrove Perth è come un adolescente in piena fase di sviluppo. Si evolve, migliora, cresce. Sempre più persone arrivano ogni giorno e non solo per visitarla, ma anche per renderla la propria casa. Temporanea o permanente che sia.

E’ facile vivere qui. E’ facile perché Perth è una città che non ti mette in soggezione, hai la sensazione di poterla tenere tra i palmi della tua mano. Quando la osservi da Kings Park ti senti appagato, soddisfatto di poter far rientrare la città in un solo colpo d’occhio. Cammini le prime volte per le sue strade e capisci subito che sono lì per essere sempre presenti, per farsi calpestare ripetutamente volta dopo volta, per tutti gli anni che deciderai di vivere qui.

Non ti fa sentire spaesato, è facile orientarsi già dopo le prime volte.

E’ affascinante, molto affascinante. Un fiume dalla silhouette femminile divide il centro città dalla parte sud. In lontananza puoi osservare le colline, che ogni volta ti fanno venire in mente una barriera che divide te e la città dal deserto e dall’estremo, ampio spazio che è il centro australiano. I grattacieli svettano orgogliosi contro il cielo più terso che tu abbia mai visto. Di tanto in tanto ne sbuca fuori qualcuno di nuovo, che subito va a riempire un nuovo spazio nel quadro che hai in testa e che rappresenta la tua città. Ti muovi lungo le sue strade in autobus e la sensazione di essere in vacanza ti assale ogni singola dannata volta. Il blu, le palme, la gente in pantaloncini. E ogni volta speri solo che questo feeling non sparisca mai.

Negli anni ogni tanto l’ho sentita stretta, lo ammetto. Come una maglia che ti sta perfettamente ma che dopo il primo lavaggio aderisce un po’ troppo alla tua pelle. La ninna nanna che Perth mi sussurra costantemente a volte avrei voluto fosse la musica rock di Sydney. La sua distanza da tutto il resto e la poca varietà di cose da visitare nell’immediato raggio mi fanno fremere di impazienza.
Ogni tanto, ho detto.
Poi mi lascio ammaliare di nuovo, mi faccio di nuovo cullare tra le sue braccia dove mi sento protetta e a mio agio. E sorrido soddisfatta di essere qui.

Si crea uno strano e sottile velo di collegamento e comunità tra le persone che vivono a Perth. “Noi siamo del West, siamo l’unica città da questa parte d’Australia, ce la caviamo da soli e voi non potete capire.” Ecco, questo è quello che è impresso nel sottile velo di connessione tra gli abitanti di questa città. Spesso veniamo dimenticati, considerati come un covo di minatori e null’altro. Oh come si sbagliano.

Il viso di Perth sta cambiando giorno dopo giorno. Attualmente si possono contare una decina di progetti di costruzione o rinnovo, alcuni già iniziati, alcuni in fase di completamento, altri che inizieranno nel prossimo futuro. Approfondirò tutto questo in uno dei prossimi articoli nel blog del sito vivereinaustralia.com, perciò rimanete pronti con il fiato sospeso.

Non penso capiti spesso di poter vivere in una città che senti continuamente cambiare attorno a te, sotto di te e sopra di te, quando alzi lo sguardo alle punte dei grattacieli. La cosa bella è che automaticamente ti senti trascinato dentro questo processo di trasformazione, è come se ne facessi parte anche tu. Ne sei orgoglioso, non vedi l’ora di vedere come cambieranno certe cose, di poter camminare nuove strade, prendere nuovi treni e farla visitare a chi già c’è stato ma si ritrova davanti qualcosa di totalmente nuovo.

Forse succede solo a me, che di staticità non ne voglio neppure sentir parlare.
Le cose dinamiche mi piacciono, i cambiamenti mi piacciono. Le nuove possibilità che questi progetti di costruzione stanno creando mi piacciono perché so che apriranno le porte ad un grande numero di posizione lavorative. Pian piano il bisbiglio di Perth si alzerà sempre di più. Si farà ascoltare. E quando tutti riusciranno a sentire la sua voce forte e chiara, allora capiranno e la vorranno.

Per ora mi assaporo questi ultimi istanti di invisibilità, perché alla fine Perth a me piace così.

Come la mia città nascosta.

 

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