Lutto oltreoceano

Era l’Agosto 2015 e tu sei morta.

Dei tuoi ultimi istanti ho solo le immagini provenienti dal racconto di mia mamma.

Te ne sei andata alla fine del tuo lungo percorso di spegnimento. Dicono che alla fine sei tornata ad essere te stessa, senza le maschere dietro cui ti sei nascosta per anni.

Non c’ero, ero dall’altra parte del mondo. Esattamente come lo ero stata durante gli ultimi anni della tua vita.

Un po’ mi aspettavo la notizia, un po’ lo sentivo. Non sono tornata per il tuo funerale. Ti ho pensata forte, tanto. Come se questo potesse aiutarti ad allontanarti con più leggerezza.

Ho pianto. Ho ripensato ai ricordi che ho di te, al mare di Deiva Marina.

Ho ripensato alla tua speciale salsa di melanzane, a come la luce che entrava dalla finestra affacciata sul mare rimbalzasse sul legno della mansarda, rendendolo ancora più caldo. Al profumo della pittura che il nonno usava per dipingere i suoi quadri, così intensi e forti.

Ho ripensato a quando prendevamo la bicicletta, io e te, e andavamo in paese a prendere la focaccia in quel posticino laggiù, in fondo a quelle scale. Alle passeggiate sul lungomare al tramonto. Al profumo di salsedine mescolato alla tua lacca per capelli. Ho ripensato a quando giocavamo a scala quaranta, a quanto pensavo tu fossi colta ed intelligente. Ho ripensato ai tuoi piccoli occhi, un po’ orientali, un po’ anche miei. Ai tuoi capelli ricci e corti. Alla tua risata sbarazzina. Alla tua camminata da Jedi. Alle tue spalle curvate in avanti, come se avessero il peso di mille vite a schiacciarle.

Così, ti ho ripensata più di una volta da quel giorno.

Ma per me non sei morta.

Perché io non ero lì, non l’ho vissuto di persona.

Tu ci sei ancora.

Un paio di settimane fa ho riletto le prenotazioni dei nostri biglietti aerei per l’Italia.

Ho iniziato a riflettere e a pensare che magari ti saresti stancata in macchina, per venire a trovarci da Milano a Verona.

Un paio di settimane fa, dopo quasi due anni, ho capito, ho sentito.

L’improvviso pensiero che: no, non ci sei. Non ci sarai all’incontro con tutti i parenti. Non sentirò la tua voce, non ti vedrò, non ti osserverò. Non ci chiederai come sta andando in Australia, non conoscerai nostra figlia.

Non ci sarai mai più.

Sei morta e non l’ho ancora realizzato.

Non l’ho processato.

E’ come se questi migliaia di chilometri attutissero la morte. E’ come se fosse avvenuta in un’altro mondo, in un’altra dimensione.

Chi è lì l’ha toccata con la propria dita, la propria pelle, con la propria presenza.

L’ha affrontata. Tagliente, forte, immediata.

Non io.

E’ strano, il lutto oltreoceano.

E’ lento.

E’ subdolo.

E’ nascosto.

Ci devi fare i conti prima o poi.

Quando è il momento di ritornare.

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