In questi ultimi giorni ho vissuto diversi momenti notturni. Da sveglia intendo.
L’influenza si è impossessata di Mr Big e dormire è diventato un terno al lotto. La prima notte mi sono svegliata verso le due, mi sono dimenata ripetutamente nel letto per un’ora e alle 3 ho perso ogni speranza e mi sono trascinata verso il divano.

La seconda notte avevo preparato nel mio studio il secondo materasso che abbiamo a disposizione, sapete…nel caso le cose si fossero rese di nuovo difficili. Alle 4 mi ci sono fiondata sopra.

La terza notte, stanca e rassegnata, ho dormito sin da subito nel mio studio.

Ieri sera l’errore di voler dormire di nuovo nel letto di base, perché quando si dorme sempre con qualcuno non è divertente prendere e andare a dormire nella stanza accanto e addormentarsi senza la presenza del proprio amato vicino a sé.

E la notte non è andata ovviamente come speravo. Non so neppure il perché ma non riuscivo a dormire. Così ad un certo punto nel cuore della notte ho raccolto al buio i miei occhiali, mi sono infilata i pantaloni della tuta felpati, una maglia a righe appartenente a Mr Big, il fidato bicchiere d’acqua, il mio cuscino e mi sono spostata di nuovo sul divano. Ore 4.

Mi sono sdraiata, avvolta nelle copertine grigie dell’Ikea, e ho iniziato a fissare fuori dalla porta a vetri. Abbiamo la fortuna-sfortuna di abitare in un edificio in centro Perth posizionato proprio accanto alla freeway, che possiamo considerare come la tangenziale italiana.

Sfortuna perché nonostante ci troviamo all’undicesimo piano e nonostante i doppi vetri, il suono costante del traffico riesce comunque a trapassare.

Fortuna perché osservare il movimento costante delle macchine è ipnotizzante e affascinante. E a me piace.

Fino a 5 minuti fa ero sdraiata sul divano e guardavo fuori. Ora sto scrivendo al portatile. Nelle diverse notti recenti (e anche in alcune in precedenza) ho potuto notare una cosa importante.
Solitamente c’è una fascia di tempo in cui il traffico diminuisce e, magicamente, scompare. Neanche una macchina per un minuto intero. Vi potrà sembrare pochissimo, ma in realtà è parecchio. L’orario è attorno alle 4.

Prima di quell’ora sono le persone che tornano da qualcosa. Dopo sono le persone che vanno verso qualcosa. Nel momento magico di semi-stasi si riesce ad apprezzare finalmente un po’ di silenzio vero, profondo.
Quiete.
Ed è incredibile quando succede perché ci si rende conto di quanto le orecchie siano stanche e costantemente bombardate da vibrazioni sonore. In quei momenti in cui non passa più nessuno ti connetti nuovamente con il mondo e il suo cielo scuro.

Ti perdi nelle tue riflessioni e quando il silenzio viene rotto e osservi una solitaria macchina passare sotto di te, ti chiedi chi sia quella persona, cosa stia facendo, dove stia andando. Ripensi a quando eri tu che a quell’ora ti trovavi in macchina, molto tempo fa nella tua prima vita. Pensi alle nottate fuori che hai fatto, alla sensazione che quel particolare orario ti provocava, all’immobilità di tutto tranne che di te. All’alba che si avvicinava ma che non volevi vivere. A quella vaga malinconia che si scatenava dentro di te se iniziavi a vedere il primo chiarore nel cielo.

Osservi dall’alto, il silenzio ti aiuta a pensare e a riflettere. Quelle piccole macchine che ogni tanto passano ti fanno realizzare che siamo tutti uguali. Per davvero. Non importa in quale parte del mondo ci si trovi, c’è sempre qualcuno che si muove di notte e va verso qualcosa o torna verso qualcosa. C’è il giovane che ha fatto baldoria anche di lunedì sera, c’è un nuovo padre che torna esausta ma felice verso casa dall’ospedale, c’è la persona che ha appena finito un turno di notte, quella che invece lo sta per iniziare, c’è la donna che ha appena passato ore di passione con un nuovo amore, c’è lo studente che ha fatto una notte di studio a casa di un amico, c’è l’uomo che vaga disperato perché ha appena scoperto di avere una malattia incurabile e non riesce a trovare il coraggio di tornare a casa, ci sono un padre ed una madre con i loro figli addormentati nel sedile posteriore che si dirigono verso l’aeroporto perché devono prendere l’aereo che li porterà nel loro nuovo paese, c’è il piccolo furgoncino con quel giovane ragazzo che ha mollato tutto e si è preso un anno per viaggiare il mondo, c’è il traditore, c’è il tradito.

Ci sono persone che viaggiano nel buio della notte, nel calore della propria macchina. Non trovano traffico, viaggiano lisce sull’asfalto freddo e scuro. Sono accompagnate dai propri sogni, dai propri progetti. Sono accompagnate dalle proprie responsabilità, dai propri timori, dai propri dubbi, dalle proprie emozioni. Loro, come voi, come me, come chiunque altro. E’ così facile vedere che siamo tutti uniti, uguali. Tutti sulla stessa barca, da quassù, da lontano.

Scorrono macchine piene di storie e di vita. Le 4 di notte sono le stesse in ogni parte del mondo. Siamo esseri umani, tutti su questa Terra, tutti in movimento.

Dopo il magico momento di stasi delle 4 pian piano il ritmo si fa sempre più frequente. Sempre più macchine, sempre più persone. Il suono torna a riempire le tue orecchie e la tua mente. Quel momento di tranquillità, quel momento di rallentamento del tempo, quel momento di distorsione dello spazio che ti fa sentire come se potessi avere il mondo in mano, spariscono. La velocità torna, l’avere la mente piena di cose torna. Si smette di accorgersi di ciò che ci circonda, travolti dalla quotidianità, dal caos, dal traffico e dai fiumi di persone per strada.

E allora riprendi la tua routine e la tua vita. E un po’ segretamente speri di svegliarti ancora in piena notte. Speri di rientrare presto nel tuo tempio invisibile e silenzioso.

Le 4 di notte.

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