La sottile linea rosa

Articolo scritto nel mese di Giugno 2016.

Ci conosciamo già io e te, sottile linea rosa.

La prima volta ti incontrai 7 anni e mezzo fa, durante un malinconico e uggioso primo pomeriggio di Gennaio.

Avevo quasi 27 anni, neanche troppo giovane, neanche troppo adulta.

Chiusa in bagno e sovrappensiero, quando ti vidi mi si spezzò il fiato in gola. In un singolo istante sei stata in grado di cambiarmi la vita per sempre.

Ti presi in mano, ti osservai sconcertata a lungo, mentre lacrime pesanti riempivano i miei occhi e cadevano in quel vuoto che pian piano iniziava a dilaniarmi dentro.

Corsi con te in camera mia, la piccola camera che avevo nella casa dei miei genitori.

Caddi pesantemente sul letto, con te stretta forte tra le mie mani. Piansi di un dolore e una paura che non avevo mai conosciuto prima, che non conoscerò mai più.

Mi rimbombavi nella testa, mi urlavi nelle orecchie.

Ma io non ti aspettavo, non ti cercavo, non ti volevo.

Non era il momento giusto, non era il posto giusto.

Troppo ancora era per aria, io per prima. Io e la mia felicità che ancora non sapevo dove fosse.

Ti lasciai lì e raccontai di te a lui, il mio lui.

Insieme affrontammo la separazione da te, mia malinconica linea rosa.

Ti dissi addio in preda al dolore, fisico e mentale.

Ti dissi addio in un ospedale lontano da casa, sdraiata su un freddo letto, circondata da freddi volti.

Straziante e dilaniante. Il mio lui accanto, pallido e triste.

Non sapevo se ti avrei mai più rivista, non sapevo se il fato mi avrebbe punito e impedito di poterti ritrovare.

Negli anni i segni lasciati dalla tua visione e dal tuo addio sono andati sbiadendo.

Un tatuaggio affossato nella carne, scolorito dal passaggio della vita. Ma sempre presente.

Un tatuaggio invisibile che è diventato parte di me, che è diventato il mio passato, il mio presente, il mio futuro.

Non dispiacertene ma non mi sono mai pentita di averti salutata. Dovresti conoscermi, se prendo una decisione è perché lo sento, perché sono sicura.

Ci conosciamo già io e te.

Ci conosciamo e quando ho potuto rivederti per la seconda volta, pallida e semi visibile, uguale ma diversa, sei riuscita a spezzarmi nuovamente il fiato.

Questa volta in un altro continente, questa volta con tanta più vita stampata nella pelle, questa volta con il mio lui presente.

Non più sovrappensiero, ma ben cosciente. Perché questa volta ti abbiamo cercata, sottile linea rosa. Questa volta ti abbiamo aspettata.

Lo sentivo dentro di me che qualcosa era diverso e stava cambiando ma non volevo illudermi, perché ho imparato che è meglio non aspettarsi che sia tutto facile nella vita.

Perché inconsciamente pensavo che il karma avrebbe infilato il suo sottile coltello nella trama della mia vita e mi avrebbe privato di poterti rivedere.

Mai più.

Chiusa in bagno di nuovo, un bagno con poca luce, ho fissato a lungo la tua casa. Un lungo pezzo di plastica bianco con una finestrella.

Dovevi comparire lì, forte e sicura, accanto alla tua linea amica, sempre presente.

Invece no.

Ho atteso ancora qualche minuto, sperando di vederti pian piano materializzare.

Niente.

Sono uscita dal bagno e al mio lui ho detto che non c’eri. Ha preso in mano la tua casa e ha fissato a lungo la finestrella, con la mia stessa intensità.

Nulla.

Stavamo per gettarti nell’immondizia. Non c’eri.

Poi però ho guardato di nuovo, attentamente. I miei occhi due fessure strette strette.

Lì, nella finestrella, sbiadita e debole, sei comparsa tu, sottile linea rosa.

Il cuore si è fermato, il respiro si è bloccato a metà strada.

Ho guardato il mio lui incredula, gli ho detto che ti vedevo, lì, accanto alla tua amica.

Ma lui non riusciva a trovarti.

Sono sembrata pazza, cara sottile linea rosa. Una pazza che immagina le cose.

Ho insistito, ti ho portata dove c’era più luce e finalmente, con un’aria di incredulità, anche lui ti ha conosciuta.

La nostra dolce sottile linea rosa.

Da allora la tua presenza si è fatta sempre più forte, vivida, decisa.

Pugni nello stomaco e calci nei polmoni.

Non sei più sottile, non sei più astratta.

Sei parte di me, sei parte di noi.

E tra poco sarai tra le nostre braccia.

Grazie sottile linea rosa.

Grazie di essere tornata.

Questa volta al momento giusto.

Questa volta nel paese giusto.

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