Considerazioni post-ritorno in Australia.

Nota per il pubblico: quello che scrivo è riferito all’area dove vivo, Perth.

– Certo, siamo un paese notoriamente caldo, ma porca paletta se adesso fa freddo. Atterrare venerdì sera e sentirsi schiaffeggiare via dal viso e dal corpo tutto il calore e l’umidità accumulati durante un mese di viaggio in Italia e Tailandia è stato poco piacevole (‘na merda). Di nuovo: certo, qui d’inverno non fa freddo come in Europa ma dovete pensare che parecchie (molte) case sono costruite con la carta igienica e non hanno un sistema di riscaldamento. Per farvi capire: in casa abbiamo raggiunto i 14 gradi e le minime notturne in questi giorni sono sui 4°C. Ieri abbiamo comprato il secondo termosifone portatile ad olio e la piccola K ha fatto il riuscire a toccarlo la propria missione di vita, naturalmente. Considerando che stiamo cercando di evitare la parola “no” e qualsiasi altra forma di negazione, il compito di tenere le sue manine al sicuro si sta rivelando parecchio arduo.

– Le strade qui sono davvero larghe e dritte. Precise e puntuali. Ordinate. Schematiche. Impossibile perdersi.
Mi piace? Yes, of course. Mi annoia? A volte, lo ammetto. In Italia ci siamo divertiti ad affrontare salite e curve, strade strette come uno spillo e a due sensi. In Tailandia abbiamo schivato laghi d’acqua che invadevano le strade, motorini che andavano lenti come fossero biciclette, carrettini a pedali.
E’ bello cambiare scenario di tanto in tanto, certo è che non cambierei per nulla al mondo la tranquillità di guida che c’è qui in Australia. In Italia mi sono sentita troppo spesso sul punto di morte. La gente guida come se fosse in costante fuga dalla polizia, i limiti di velocità ci sono solo per essere infranti. Erano 4 anni e mezzo che non tornavamo e non ricordavo si guidasse come in Fast and Furious.

– La stragrande maggioranza dei sobborghi australiani ha solo case, vie, case, parco, vie, case, case, vie, un piccolo gruppo di negozietti. Sapete cosa vi dico? Che dopo 6 anni e mezzo questa cosa inizia a farmi sentire un po’ triste dentro. Dopo aver rivisto i paeselli italiani e dopo aver rivissuto la Tailandia, i nostri sobborghi downunder mi deprimono un po’. La cosa aveva iniziato a prudermi il cervello ancora prima della vacanza e il mese passato via ha rafforzato ancora di più questa sensazione. Non mi piace l’idea di essere omologata ed inscatolata in una casa uguale a cento altre, persa nel mezzo di un quartiere cui cosa più interessante è il ristorante cinese Kung Fu Panda chiuso da 5 anni. Le città sono costruite in modo diverso, lo so, e ci sono quartieri che non sono in questo modo, lo so, ma spesso i quartieri con più vita e movimento sono anche quelli dove le case costano di più.

– C’è pulito, tanto pulito. E questa è una cosa molto bella.

– Non c’è nulla da fare, il cielo che c’è qui è qualcosa di immenso e mozzafiato, sia di giorno che di notte. Le nuvole anche, danno una sensazione totalmente diversa da qualsiasi altro paese io abbia visto finora. E’ sempre bello quando torno in Australia e mi accorgo di questa cosa, ogni volta è come se tornassi a quel primo giorno passato qui, nel 2010, e ogni volta mi sento tutta rimescolare dentro.

– Le donne australiane sono grandi, hanno una stazza non indifferente. In un aeroporto all’estero le riconosci subito. Gli uomini? Idem. Manzi e manze australiane condite da innumerevoli tatuaggi. Vederli entrare nei bagni degli aerei è sempre qualcosa di fenomenale e tragicomico.

– Appena atterrata in Italia i miei occhi hanno avuti molteplici orgasmi. Ho volutamente, lentamente, quasi silenziosamente lasciato che venissero bombardati da tutte le tonalità di verde intenso e brillante delle colline e dei campi che incontravamo lungo la strada per Verona. In Tailandia il verde è tropicale, forte, caldo e bagnato. Me lo sono gustata tutto fino alla fine.
Tornata a Perth mi sono ricordata di quanto i colori qui siano diversi. Nonostante ci troviamo nel periodo più piovoso dell’anno, le sfumature che predominano questa zona d’Australia sono sul tono del marroncino-verdino-giallino bruciacchiato. Non sono colori vivaci, sono colori brulli e secchi, colori che ti avvertono del calore e della potenza del sole australiano. Colori che ti fanno respirare il deserto “poco” lontano. Dopo una settimana mi ci sono già riabituata e attendo con trepidazione la prossima immersione visiva.

– La mia gola, i miei occhi e la mia pelle implorano un bagno di umidità. Il giorno dopo essere rientrati abbiamo notato come le nostre mani sembrassero quelle di due vecchi: secche, rugose, incartapecorite. L’aria è tanto secca qui e anche se vedo il vantaggio quando è estate e non vuoi proprio umidità altrimenti moriresti in un nanosecondo appena metti fuori piede dalla porta di casa, sarebbe bello averne un po’ di più. Abbastanza da non fare scintille se mi metto la mano nei capelli e mi gratto lo scalpo, rinsecchito pure lui. Mi sto ungendo di olio di cocco dalla testa a i piedi, mi sembra di essere tornata al periodo in cui ero incinta e mi oliavo per evitare smagliature (cosa che ha funzionato, by the way).

– In Italia ho visto pochissime donne incinte, in Tailandia solo una, qui in Australia invece in una settimana ne ho contate almeno già il quintuplo. E’ importante da far notare? No, non penso, ma l’ho notato quindi lo scrivo :-)

Non mi sentite quasi mai dire nulla di negativo sull’Australia, evito perché tutto è soggettivo e preferisco sempre guardare le cose positive. E poi so che online le cose vengono percepite in modo parecchio distorto e temo sempre che qualcuno la possa prendere nel verso sbagliato. Questa volta noterete come ci sia una venatura diversa, ho voluto lasciarmi un po’ andare e semplicemente scrivere quello che ho percepito al mio ritorno. Cose positive e cose negative.

Di quello che ho scritto fatene quel che volete, ma un consiglio: prendete sempre con le dovute cautele qualsiasi cosa leggiate, da me o da chiunque altro. La realtà è filtrata attraverso i nostri occhi e le nostre esperienze personali, sia presenti che passate, ciò che a me sembra in un modo, per altri è in un altro. Quello che a me sembrava bello tre anni fa magari ora non lo è più. Qualcosa che passa come una lamentela magari è ironia e un voler mostrare un lato diverso di qualcosa.

Una cosa è certa: viaggiare apre gli occhi e la mente.

E tornare a casa, ovunque essa sia, è sempre un impatto.

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