Il tempo

Presi dalle nostre cose, assorbiti dalla vita di tutti giorni, osserviamo per terra la nostra ombra. Non ci accorgiamo di quello che sfreccia accanto a noi. Non vediamo altro. Dimentichiamo chi siamo.

Chi siamo? Siamo esseri umani prima. Siamo figli poi. Siamo fratelli, sorelle, partner, amici, nemici. Con lo scorrere degli anni la nostra identità iniziale di essere umani si vede appiccicare etichette, nuove identità, nuovi profili.

E cresciamo adattandoci a questo, modificando quella che era la nostra essenza iniziale, la nostra purezza di spirito e animo.

Quindi viviamo con la testa bassa, concentrati sulle cose da fare, i doveri da compiere, le commissioni da portare a termine, le bollette da pagare, le nostre identità da rispettare.

Non guardiamo attorno e non vediamo la nostra vita. Non vediamo noi stessi.

Finché un giorno.

Finché un giorno tua nonna inizia a morire. Lentamente.

Da una parte ti chiedi perché non si possa morire di colpo e basta. Dall’altra tiri fuori un motivo. No. Non lo tiri solamente fuori. Lo vedi chiaro e palese.

Sapere che una persona a cui sei legata sta morendo ti fa alzare quella cazzo di testa. Ti fa guardare attorno, ti fa aprire gli occhi. Ti fa chiedere.Ti fa domandare.

Lei, che deve stare sdraiata a letto perché altrimenti dopo 5 minuti il sangue non arriverebbe più al cuore e morirebbe. Lei, che vorrebbe tanto andare fuori ad osservare il giardino e ad ascoltare gli uccelli cinguettare.

E tu che a sapere questo ti senti sciogliere come neve al sole dalla tristezza.

E tu, con i tuoi 60 anni in meno che avevi dimenticato che a tutto questo c’è una maledetta fine. Che non siamo eterni, che tutto un giorno si spegnerà e volatizzerà.

Era già da un po’ che lo sentivi dentro, era già da un po’ che avevi iniziato a cambiare il tuo atteggiamento, il tuo modo di vedere e pensare. Era già da un po’ che avevi iniziato a rivalutare la tua idea e percezione del tempo e della vita.

Poi l’avvicinarsi della fine di qualcuno che ami ti dà la spinta finale, ti fa alzare del tutto la testa, il mento rivolto al cielo. Finalmente vedi attorno a te, vedi tutti che corrono, scie dietro di loro, suoni soffocati. Scorrono, come scorre il loro tempo. Tu vuoi fermarlo, tu vuoi che non passi più un singolo istante della tua vita perché ti sei ricordato, perché hai reso tua l’idea, il concetto. Lo hai concretizzato ed è nelle tue mani.

Finisce tutto. Il tempo finisce.

C’è un muro in fondo alla strada.

Come vuoi camminare i chilometri che hai davanti? Come vuoi osservare quello che ti circonda? Come vuoi dare valore alle cose? Cosa ti rimarrà alla fine? Per cosa stai facendo tutto questo? Perché rimani a fare un lavoro che non ti piace? Cosa penserai quando sarai su quel letto e l’unica cosa che vorrai sarà solo vedere gli alberi oscillare alle carezze del vento? Ti pentirai di non averlo fatto abbastanza quando potevi, quando pensavi di averlo, il tempo?

Perché dobbiamo vivere la nostra vita sottostando a certe condizioni? Perché ci vuole tanto per cambiare, per avere il coraggio? Perché abbiamo paura di prendere decisioni azzardate? Perché, se la cosa peggiore che ognuno di noi potrebbe perdere è in realtà semplicemente il tempo?

Il tempo per tutto. Per amare, per osservare, per sorridere, per viaggiare, mangiare, per non preoccuparsi, per affrontare le cose con semplicità.

Il tempo lo sento scivolare via tra le dita, sta andando sempre più veloce. E non voglio perderlo, non voglio sprecarlo. Non voglio farmi troppe domande. Non voglio pensare troppo. Voglio far entrare la maggior quantità di vita possibile in ogni milionesimo di micro istante del tempo.

Siamo scanditi dal tempo, siamo fatti dal tempo.

Anche se sono dall’altra parte del mondo, la riesco a vedere bene mia nonna.

Spegnersi lentamente lasciando traspirare attorno a sé la verità della vita.

Ha un inizio. Ha una fine. E in entrambi siamo profondamente soli con noi stessi.

E con il tempo che hai davanti e con il tempo che hai alle spalle.

2 Comments

  • Stessa sensazione provata cinque anni fa, quando dopo un interminabile calvario ho visto andare via mio zio (PERSONA INDIMENTICABILE). E di nuovo 6 mesi fa stessa situazione per mio cugino, con davanti una carriera da ricercatore. Ed è proprio in questi casi che ti domandi se stai vivendo la vita che ti piacerebbe vivere. E’ proprio in queste circostanze che ti vedi passare la vita davanti e cominci a sognare di fare quello che ti fa sentire appagato. Seguo il tuo blog con costanza e non posso che ammirare il coraggio avuto nell’affrontare tutto il percorso che vi ha portato dove siete ora. Insieme a mia moglie sogniamo di emigrare un giorno dalla dimenticata Calabria, anche se sappiamo molto bene cosa vuol dire star lontani dai propri cari e amici. E’ proprio vero “La vita è quello che ti succede mentre sei impegnato a fare altri progetti”… Un abbraccio

  • Il tempo. Ma forse è meglio dire quanto del tuo tempo dedichi a vivere la TUA vita. Riflessioni che immancabilmente si affacciano quando qualcuno vicino a te si avvicina, di colpo o lentamente, al suo ultimo STOP. Ho vissuto le stesse sensazioni alla morte di mia nonna, di mio suocero, all’infarto di mio padre. Mia nonna è tornata in un sogno. Stava male. Io mi inginocchiavo a pregare per lei e lei, con una dolcezza che ancora mi commuove, mi diceva con lo sguardo: “non pregare con le parole ma con le azioni”. Ci provo sempre a ricordarmi di vivere. A volte ricado nel tranello e non ricordo che il nostro tempo ha un limite sconosciuto. Eppure solo un banalissimo fatto dovrebbe convincerci. Di chi abbiamo amato ricordiamo solo i momenti della loro vita e non il loro tempo. Per quanto banale, ti sono vicina. E se ti manca tua nonna, ricordati di guardare gli alberi mossi dal vento, poi chiudi gli occhi e ascolta il cinguettio degli uccelli. È l’eredità più bella che potrai raccogliere. Un bacio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *