A volte vorrei avere sempre il portatile accanto a me. Lo so, è chiamato portatile e quindi si dovrebbe dare per scontato che ce lo si possa portare dietro. Però il mio purtroppo è in prigionia, 3° braccio della morte (il mio studio a casa), forzatamente attaccato ad una presa elettrica altrimenti andrebbe incontro ad asfissia in due secondi.

Vorrei perché spesso mi parte quella cosa strana nella testa per cui ho bisogno di scrivere, mentre guido in particolar modo. Non che riuscirei a fare entrambe le cose, sarò anche una donna e perciò in grado di far volare in aria 40 palle in contemporanea, ma c’è un limite a tutto. Il problema è che se non riesco a soddisfare immediatamente questo bisogno inizio a formulare qualsiasi pensiero come se stessi scrivendo. Perciò se per esempio penso che devo andare a comprare le uova, il mio bisogno lo trasformerà così: “Salii in macchina e il calore accumulatosi dentro dopo ore ed ore di esposizione al caldo abbraccio del sole, mi fece venire la pelle d’oca. Mi avviai con calma verso il supermercato, osservando gli alberi attorno a me, assaporando il verde dell’erba rinvigorita dalle piogge invernali. La corsia delle uova mi appariva infinita, mentre la percorrevo stretta nella morsa del gelo dell’aria condizionata del supermercato.” Ecco, non so se ho reso l’idea.

Stamattina stavo guidando lungo una strada che ho fatto molte volte. Precisazione: ogni settimana per due anni. La strada che porta alla casa di una cliente che avevo. Quella con il bambino piccolo che ogni volta che pulivo i vetri della doccia spiaccicava subito il viso contro, a bocca aperta e lingua fuori. Quell’adorabile pischello.

Andavo da sola a fare le pulizie in quella casa e c’è un semaforo in particolare dove mi fermavo ogni volta (probabilità di trovarlo verde pari a -10) e riflettevo. Pensavo a quello che stavo andando a fare, pensavo a Mr Big che era a scuola, guardavo il buco nei miei leggings neri e mi dicevo che non volevo spendere soldi per comprarne un paio nuovi. Insomma, erano sempre momenti in cui avevo una sorta di rinvenimento dalla modalità “carro armato verso la fine di questo periodo” e mi accorgevo davvero di quello che stavamo facendo. (Per eventuali chiarimenti al riguardo leggersi i posts precedenti).
Avvicinandomi a quel semaforo, 7 mesi dopo la fine di quel periodo, mi si sono strette le budella e  mi è venuta quella strana sensazione che è un misto tra panico, felicità, deja vù e sollievo. Un casino insomma. Sempre grazie ormoni, senza di voi sarebbe tutto più noioso.
Oggi però non stavo di certo andando a pulire, meno male – meno male – meno male, ma stavo andando in un’agenzia immobiliare per consegnare l’application di una casa che Mr Big ed io avevamo visto il giorno prima. Per questa casa avevamo anche discusso (niente coltelli, tranquilli) e io avevo pure pianto un po’. Per l’insicurezza di questo momento, per la situazione poco chiara e non ben definita, per paura di tornare indietro a dov’eravamo prima…

Un attimo…

Un passo indietro.

Come già ho raccontato in “Tutta la verità nient’altro che la verità” Mr Big ha ottenuto un lavoro a fine Marzo in una compagnia di Oil & Gas, una delle più grandi in Australia. Il contratto era a tempo determinato e sarebbe durato tre mesi. (Parlo prima di lui e poi passo alla mia situazione, giusto per non incasinare le cose.)
Ben presto nell’azienda si sono accorti che quei mesi non sarebbero bastati per terminare tutti  i disegni che Mr Big e un altro ragazzo australiano (un pazzo che divora panini ripieni di salciccia alle 9 del mattino) avrebbero dovuto revisionare. Così è scattato il primo rinnovo del contratto. Avanti fino a fine Luglio. Poi stessa cosa, rinnovato fino al 25 Ottobre, ovvero tra un paio di settimane. E poi…poi in teoria era finita con loro.

Ora tocca a me: quando abbiamo potuto smettere di pulire i cessi e di aspirare brugoli di polvere e peli nelle case di estranei, ho potuto dedicarmi a tempo pieno al webdesign, passione che, a totale sorpresa, è nata sviluppando il sito sull’Australia.
Ho registrato il mio piccolo business, ho creato il mio sito personale (pinkmusedesign.com…per sponsorizzarlo un po’) e nel frattempo mi sono capitati un paio di progetti, entrambi effettuati a distanza con clienti italiani.
C’era una cosa che però nell’angolo della mia testa prudeva da matti e da un po’ di tempo ormai. Quella di cambiare il sito sull’Australia e renderlo da statico, come l’avevo creato all’inizio, a dinamico, dando perciò maggiore possibilità di interazione, quindi con commenti o altre robettine così. Perciò mi sono messa a convertirlo tutto cercando di mantenerlo ovviamente simile a prima, per non sfasare del tutto la gente che lo conosceva già.
Ero poi in attesa di avere il via libera per un altro mega-progetto, il mio ebook. Stavo aspettando che ci arrivasse l’approvazione del visto permanente, dato che il libro racconterà di (anche) quello. Insomma, un bel po’ di cose sulla brace. Probabilmente ho anche dimenticato qualcosa.

Riassumendo, di soldi non è che ne sto guadagnando, perché nel sito vivereinaustralia.com come avrete notato non ci sono pubblicità o altre porcherie de genere, mi dà troppo fastidio pensare di inzozzare la mia piccola creatura. Ho messo un bottone “mi offri il caffè” per ricevere delle donazioni (e per poter fare ciò ho dovuto registrare un altro business, dall’insospettabile nome: Immigrata allo Sbaraglio) e devo dire che finora, ovvero un paio di mesi, ho ricevuto ben….due donazioni da due gentilissimi ragazzi che ringrazio dal profondo del cuore. Con quei soldi però non riesco a prendermi neppure un caffè, davvero. Perciò anche da questa parte non guadagno una cippa lippa.

Non sto neanche cercando progetti nuovi di webdesign perché mi sono messa a scrivere il libro  e non potrei farcela a mandare avanti entrambi contemporaneamente, anche perché ho ancora la sezione “community” del sito nuovo sull’Australia da finire, i commenti e le vostre e-mail a cui rispondere, la pagina facebook da seguire…insomma, aiuto!
Ok, quindi finora la sottoscritta non ha portato soldi in casa, a parte quelli dei due progetti che ho fatto e i 0.98 € guadagnati con le donazioni (si si, è la cifra giusta quella lì). Stiamo andando avanti con lo stipendio di Mr Big e basta.

Ogni tanto ho i miei momenti di semi-crisi. Tutto quello che ho costruito finora ancora non mi sta dando nessun frutto, anche il libro che sto scrivendo mi sta letteralmente aspirando energia da tutti i pori, mi sta svuotando e lo sto facendo senza neanche sapere se mi porterà a qualcosa. Avrò anche i miei vaneggiamenti e le mie riflessioni seduta sull’orlo dei buchi neri della mia testa, però ho anch’io bisogno di toccare con mano il risultato del mio lavoro e del mio impegno. Ma so che prima o poi arriverà, bisogna rischiare nella vita o no? Mi sembra che ormai questo sia chiaro, come il fatto che “vola solo chi osa farlo”. Ora…io ci provo, spero solo di avere un paracadute in caso in cui le cose vadano male.

Per precisare: la decisione di scrivere un libro e interrompere momentaneamente con il webdesign è stata presa in comune accordo. Anzi, Mr Big crede talmente tanto in me che è stato lui a spingermi verso questa decisione e mi tranquillizza e rassicura ogni volta che inizio a blaterare e a preoccuparmi per il fatto che non sto portando soldi a casa. Amen.

Nonostante un solo stipendio a sfamare le nostre boccucce affamate, siamo riusciti a concederci piccole, minuscole cose che però ci hanno fatto provare cosa vuol dire vivere, per davvero, qui in Australia.
Esempi concreti di cose che prima non facevamo: decidere all’improvviso di andare al mare e mangiarci un gelato sotto il sole. Comprare qualche vestito perchè il nostro guardaroba è al limite dello stremo, posterò una foto su facebook per farvi vedere. Concederci più spesso di bere del vino, per ora siamo ad una bottiglia stappata il venerdì sera e che termina…la sera stessa. Andare a berci una birra in centro dopo il lavoro di Mr Big. Comprare un aspirapolvere nuovo perché il nostro l’abbiamo bruciato (non è vero, ma è rinchiuso nel garage in castigo). Ecco…cose molto semplici come vedete, ma dopo più di due anni sono come una boccata d’aria per noi. Ancora niente parrucchiere per me…finchè ho un paio di forbici che tagliano bene posso farlo tranquillamente io.

Dunque…il quadro credo sia completo, manca un dettaglio però. L’altra sera abbiamo incontrato il nostro padrone di casa che ha deciso di buttare giù la nostra casetta per ricostruire poi tre proprietà. Maledizione a questa cosa dell’espansione fuori controllo della città.

Abbiamo un mese di tempo per levare le tende.
Ecco, il posticino che ci ha accolto appena arrivati a Perth e che ci ha salvato le chiappe durante questi quasi-3 anni perché costa poco, davvero poco, verrà freddamente abbattuto. Avrà anche i suoi difetti, tipo i 5° in casa durante l’inverno o i 40° durante l’estate, il forno che per farlo andare dobbiamo creare un’opera semi-ingegneristica, il giallino delle pareti che mi sciacqua gli occhi da ogni vivacità, la puzza di animale morto che sale attraverso il parquet ogni volta che piove, l’acqua che filtra attraverso il soffitto e altre cosettine così…però abbiamo vissuto tutta la nostra vita australiana qui dentro, è strano pensare che non esisterà più.

Stamattina mi sono svegliata e mi sono girata verso la finestra, un po’ di luce che entrava dalle tende, e mi è venuto uno strano senso di malinconia. Irrazionale, strano, ma è così. Questo è il nostro posto, la nostra capanna dove abbiamo vissuto gli anni più sconvolgenti e trasformanti della nostra vita, dove abbiamo discusso di calcoli, spese, soldi messi da parte, soldi da dare alla scuola, dove abbiamo fatto previsioni per il futuro. Il posto al quale siamo felicemente tornati dopo le nostre due vacanze. E’ dove ci siamo potuti sedere fuori, sugli scalini malconci del giardino, a bere caffè e a sorridere al cielo come due ebeti, dove alla sera quando uscivo fuori per ritirare i vestiti appesi ad asciugare e dimenticati lì da ore, guardavo le stelle e mi veniva un attacco di illogica, infinita felicità, dove dal mio studio ho potuto osservare il movimento degli alberi e farmi cullare dal fruscio del vento. E’ il posto dove abbiamo festeggiato i nostri momenti più importanti, i nostri traguardi. E’ il posto dove abbiamo mangiato assieme ai miei e i suoi genitori, dove ci siamo inseguiti a vicenda facendo i cretini impazziti, il posto che era completamente vuoto quando siamo entrati e che abbiamo pian piano riempito non solo di mobili, ma anche di noi e della nostra essenza.
Sono triste e malinconica, l’ho già detto?

Abbiamo perciò già visto molte case in questi due giorni e ci sono tre cose importanti che voglio appuntare prima di procedere oltre:

1- se vogliamo qualcosa di decente dobbiamo spendere più di quanto stiamo spendendo ora. Perché abbiamo bisogno di qualcosa di decente? Perché lavoro a casa e non posso affrontare l’estate che sta per arrivare senza aria condizionata, rischio scioglimento del portatile che già sta perdendo colpi e anche quello del mio cervello. Quindi, nella maggior parte dei casi i posti con anche aria condizionata sono quelli più nuovi, perciò più costosi. Non che le baracche vengano molto di meno. Beh, dipende, certe sono proprio due pezzi di lamiera tenuti su da qualche mattone e allora si che costano meno.

2-  tutte le case decenti sono costruite a mo’ di soldatini, una attaccata all’altra e dalle finestre puoi solo vedere il muro che ti separa da chi hai a fianco. Prigione, io mi sento morire. Ho bisogno di vedere il cielo o sto davvero male.

3- Mr Big ed io siamo fatti in un certo modo, preferiamo spendere un po’ di più ma vivere in un posto che ti fa dire “porca puzzola, sono a casa” ogni volta che torni dal lavoro piuttosto che fare vita sociale. Non dobbiamo uscire per forza o andare nei locali per divertirci. Siamo degli eremiti moderni.

Con queste premesse procedo con i fatti. Ieri sera abbiamo trovato una casa che ci piace molto, è super nuova e costa più di quanto avevamo previsto di spendere. Però è a due piani, è moderna, riusciamo a vedere fuori dalle finestre senza trovare subito dei mattoni, i bagni sono spettacolari e c’è l’aria condizionata.
Perciò quando siamo rientrati a casa nostra, quella che mio fratello dalle foto che ha visto ha giudicato proprio come “casa degli immigrati”, la razionalità ha preso il posto dell’entusiasmo che mi aveva posseduto dal momento in cui avevo visto la casa nuova dall’esterno.
Ho iniziato a pensare: “ok, io non sto guadagnando un tubazzo, a Mr Big scade il contratto tra due settimane e ancora non gli hanno detto niente, sarebbe un affitto di 140 dollari a settimana più costoso rispetto ad adesso, non ho idea di quando inizierò a percepire uno stipendio più stabile, vale la pena spendere così tanto per vivere lì e tornare a dover stringere la cinghia perché comunque un solo stipendio avrebbe giusto giusto coperto le spese? E se Mr Big rimane senza lavoro a fine mese e non riesce a trovarne un altro, cosa che già sta cercando di fare ma sembra che non sia così facile, cosa facciamo?”
Insomma, mi sono fatta prendere dall’ansia di dover fare dei passi indietro invece che avanti, o perlomeno rimanere fermi dove siamo. Miss Irrazionalità e Panico hanno preso il sopravvento e addirittura mentre spiegavo a Mr Big quello che pensavo, ho pure proposto di cercare un posto piccolo per spendere il meno possibile. Parlavo di un monolocale.
Dopo qualche pianto (no, non sono una bambina, sono solo una donna che ha paura di precipitare di nuovo nel passato) ci siamo messi a fare due calcoli. Non è che mi abbiano tranquillizzato molto, anche se abbiamo visto che non sarebbe cambiato granchè trovare una casa che costasse un po’ meno di quella. Il principio della mia preoccupazione era di base: cambiare casa proprio ora e dover pagare comunque di più di affitto non era quella che definisco una “tempistica perfetta”. Proprio adesso che stavamo assaporando di nuovo una vita normale, più o meno, e che abbiamo grossi punti interrogativi per i nostri lavori.

Dopo tanto bla bla bla con Mr Big sono arrivata a decidere. Nel libro che sto scrivendo c’è tutto un ragionamento sulla mia teoria del destino e del libero arbitrio. Dovrete leggerlo per scoprire di cosa parlo, in ogni caso ieri sera in pratica ho usato il mio libero arbitrio per decidere di lasciar fare al destino. Avremmo fatto l’application per la casa, ci avrebbero valutato, comparato con le altre persone interessate e poi, se il destino lo voleva, ci avrebbero accettato.

Sembra un ragionamento sgangherato ma nella mia testa non fa una piega. Forse è un escamotage per darmi la spinta giusta per buttarmi. Abbiamo la speranza che le cose cambino presto e che avremo più stabilità e sicurezza, ma non lo sappiamo per certo. Dopo tre anni in Australia siamo ancora immigrati allo sbaraglio. Amara verità ma almeno giustifica il mio nome d’arte.

Perciò stamattina ho preso la macchina e mi sono avviata verso l’agenzia immobiliare per lasciare l’application. Mi sono fermata a quel semaforo, il semaforo delle riflessioni, e per un secondo mi sono fatta riprendere dalle sensazioni che provavo mesi fa. Mesi che in realtà sembrano anni, forse perché stiamo costruendo pezzo dopo pezzo una nuova vita ed è così dal primo giorno in cui siamo arrivati in Australia. Ho riflettuto sul percorso che stiamo affrontando, che sembra non finire mai.
Ho poi pensato che stavo deliberatamente consegnando un’application per una casa che non sapevamo neanche se avremmo potuto pagare nel prossimo futuro.
Tramite il nostro libero arbitrio decidiamo di prendere dei rischi perché questo paese ti dà la forza e il coraggio di farlo. Osiamo.

Un’ora dopo aver consegnato l’application per la casa, i capi di Mr Big gli hanno nuovamente rinnovato il contratto fino al 25 Gennaio.

Perché osiamo E voliamo.

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