Considerazioni dopo tre settimane in giro per il Giappone. Tenete a mente che provengono da due persone che vivono da 5 anni in Australia e che quindi, molto probabilmente, hanno una prospettiva diversa da chi vive in Europa, in Asia, negli Stati Uniti etc…

Questi sono più che altro appunti miei, osservazioni e riflessioni accumulate. Le voglio scrivere per ricordarmi delle cose che ho notato e per dare un po’ un’idea a voi di quello che i miei occhi hanno visto. Non vogliono essere critiche né generalizzazioni, prendetele come miei pensieri personali. E anche, prima di continuare, sappiate che il Giappone mi è piaciuto un sacco :-)

Questione di cessi

– I cessi sono intelligenti: l’asse si scalda, l’asse si alza quando entri nel bagno, quando ti siedi c’è un sensore che fa partire un leggero getto d’acqua per simulare lo scroscio di pipì e, presumibilmente, aiutarti a rilassare la vescica. Hanno la musica se vuoi, ti puliscono il popò e anche la pussy. Asciugarmi dopo il bidet con la carta igienica e ritrovare pezzi di carta abbandonati nel mio deretano però non è tra le mie priorità, quindi questa funzione non l’ho mai utilizzata.

Water in Giappone

Toto è la marca più famosa di questo tipo di wc.

– I bagni sono generalmente piccoli e non mi riferisco solo alle guesthouses dove siamo stati ma anche agli hotel.

– Causa continui spostamenti e girovagare, avrò visitato un totale di 100 bagni pubblici. Si possono trovare i cessi al “Western style” (con la tazza) oppure “Japanese style” (alla turca, ma più stretti perché i giapponesi sono più piccoli ;-) ). Generalmente non si trova il sapone per lavarsi le mani e neppure nulla per asciugarsele. Dopo i primi giorni ho iniziato a girare con un piccolo asciugamano nella borsa, come ho visto fare alle giapponesi.

– Quando c’è del sapone a disposizione non è liquido e neppure a saponetta, ma schiumoso (foam).

– La carta igienica è sempre a velo molto sottile.

– Manca spesso lo scopettone per il wc. Per fortuna ci hanno sempre messo a disposizione degli spazzolini usa e getta per i denti che abbiamo potuto usare come sostituiti. A mali estremi, estremi rimedi!

– Ci sono quasi sempre due porta rotoli nei wc.

Rotoli in Giappone

Rotoli in Giappone

Le donne e gli uomini giapponesi

– Le giapponesi sono davvero belle. Ho notato che la bellezza varia a seconda della vicinanza da Tokyo: più ci si allontana più sembrano essere “meno belli”.

– A veder così mi sembra che in Giappone ci siano più donne che uomini.

– Le donne raramente accavallano le gambe. E’ una cosa che non so perché ma trovo molto interessante. Ho due teorie: una è legata alle loro tradizioni e la seconda è legata ad una questione di spazio. Sono abituati a condividere piccoli spazi con molte persone e avere le gambe accavallate occupa più spazio del dovuto.

– A seconda dell’orario si notano orde di uomini o orde di donne. Ad esempio prima e dopo gli orari di ufficio si vedono in metropolitana molti uomini vestiti da lavoro, giacca e cravatta e con valigetta. Le donne si concentrano negli orari centrali. Ho la sensazione che la cultura giapponese sia ancora un po’ rigida riguardo alla carriera professionale di una donna in certi ambienti lavorativi.

– Penso che gli uomini giapponesi abbiano una bassa dose di testosterone, probabilmente causata dal tipo di dieta che seguono. Dovrò fare una ricerca al riguardo. Sono poco pelosi, hanno i capelli molto folti, raramente la barba e, anche se non è carino da scrivere, non sono molto dotati. E non è un “sentito dire”, abbiamo raccolto sufficienti prove visive. Ho capito perché è più facile vedere donne giapponesi con uomini caucasici piuttosto che donne caucasiche con uomini giapponesi.
Aggiornamento: ho fatto delle ricerche veloci online ma non ho trovato nulla di scientificamente affidabile. La mia teoria è una maggiore presenza di estrogeni (ormoni femminili) nel loro cibo.

– Non si vedono donne giapponesi incinte. In Australia sono abituata a vederne ovunque. Finora ne ho vista solo una. Sono in Giappone dal 24 Ottobre.
Aggiornamento di fine viaggio: ho visto un totale di 7 donne incinte nel Giappone che abbiamo visitato in tre settimane. Solamente ad Hiroshima ne ho contate 5, a Tokyo neppure una. Forse dipende dallo stile di vita, a Hiroshima sembra tutto molto più pacato e tranquillo rispetto a Tokyo, probabilmente anche la vita è meno cara e questo agevola le gravidanze. Solo ipotesi.

– Le donne giapponesi hanno una grande varietà di tagli di capelli. Mi sembra che seguano meno la moda rispetto all’Australia. Si vedono tagli di tutti i tipi, qualsiasi età esse abbiano.

– Non c’è una vera e propria moda in termini di vestiti/accessori. Ognuno (parlo di donne) si veste come cavolo vuole senza porsi troppi problemi. Giocano molto con gli accostamenti, le stampe mescolate, gonne lunghe, corte, medie. A volte molto colorato, a volte in monocromo.
Aggiornamento di fine viaggio: ho notato che vanno di moda i pantaloni a pinocchio, arrivano fino a metà stinco e sono larghi in fondo. In genere sono a vita alta. Non so se è una moda presente anche nel resto del mondo, in Australia l’ultimo autunno/inverno non l’ho notata, magari arriverà il prossimo anno ;-)

– Le maggior parte delle donne gira con scarpe eleganti, anche quando sono in giro come turiste e anche con tacchi alti. Non ho idea di come facciano visto che qui in Giappone si cammina un sacco e si pedala senza pietà.

– C’è una cosa che forse si può definire come moda, anche se credo sia più una questione di comodità: il calzino, sempre. Anche sotto i sandali tacco 12, anche con Christian Louboutin ai piedi, anche con lo stivaletto da cowboy. Sotto c’è sempre il calzino, lungo, corto, colorato, a pois, con stelline, con piccoli Buddha.

– Ad occhio e croce l’80% delle donne (e anche una piccola percentuale di uomini) cammina con i piedi storti. A volte tremendamente storti tant’è che mi chiedo come facciano a non cadere, soprattutto quando indossano anche tacchi non indifferenti.

– Non ho visto nessuno con tatuaggi. Quello che so è che non sono ben visti perché li portano le persone coinvolte nel sistema mafioso giapponese, ma secondo me c’è anche una motivazione legata alla loro religione/filosofia di vita.

– Dopo i primi stupori alla vista di donne giapponesi con il kimono tutto colorato e i capelli agghindati stile matrimonio, mi sono accorta che ce ne sono un sacco in giro, soprattutto nelle zone dei templi o shrine. Ancora devo cercare il motivo per cui si vestono così (piccola nota: si vedono anche gli uomini vestiti con kimono). Penso che sia per occasioni speciali, ma osservando l’ardore con cui queste giovani giapponesi in kimono e fiori tra i capelli si scattano selfie senza pietà, penso che il loro sia più una sorta di esibizionismo (inteso in senso buono).
Aggiornamento: ho fatto delle ricerche. Il kimono è il vestito tradizionale giapponese, una volta tutti si vestivano così quindi in realtà non è necessario avere un’occasione speciale per indossarlo. Esistono però diversi tipi di kimono, con nomi diversi e per occasioni diverse. La prima volta nella vita che viene indossato il kimono è un evento molto importante per i giapponesi e solitamente avviene tra i 4 e i 7 anni di età. Abbiamo visto diversi bambini tutti agghindati con il loro kimono (sia maschietti che femminucce) avviarsi con i genitori e nonni verso il tempio o shrine per la loro cerimonia di “iniziazione”. Sono davvero uno spettacolo :-)

Ci sono anche kimono specifici per donne sposate e per donne single (della serie messaggi “poco” subliminali!).

Una cosa che ho scoperto è che esiste anche un kimono apposito per il proprio funerale (più per le donne ed è una tradizione sempre più in calo). Questo kimono viene legato con la parte destra sopra la sinistra, per questo è considerato molto sfortunato legare il kimono in questo modo quando si è ancora in vita. Se ne indossate uno ricordate di mettere la sinistra sopra la destra.

 

– Si vedono poche persone sovrappeso o obese.

– Non portano gli occhiali da sole. Piuttosto dei mega visori stile Star Treck ma non gli occhiali da sole.

– I giapponesi sono turisti sfegatati anche nel loro paese. Non me lo aspettavo ma visitano molto il Giappone e spesso lo fanno in tour organizzati. Vedo che va parecchio di moda lo stick per farsi i selfie e che anche i più anziani ci danno dentro a fare foto con il cellulare.

– Pregano ogni volta che possono e ovunque possono. Spesso il tutto è accompagnato dal lancio di una monetina, inchino e respirazione intensa di incenso dopo aver bruciato un foglietto con sopra scritto le proprie preghiere e i propri desideri.

–  Sono in grado di dormire ovunque. Non solo in treno ma ne ho visti anche seduti su panchine in attesa del proprio mezzo, sui bus, in piedi, nella metro. Di solito non si stravaccano come noi caucasici ma stanno belli seduti con la schiena dritta e la testa ciondolante.

– Sono molto ospitali e anche se ho sentito di alcune persone che si chiedono se ciò sia forzato o no, io non lo trovo affatto così. Abbiamo vissuto diverse situazioni e non ho mai sentito ostilità o sgarbo. Che fosse la vecchietta nel paesello sperduto e abbandonato alla quale mostravamo la mappa per chiedere dove fossimo, che fosse il cameriere, il gestore di una guesthouse, il ragazzo sulla metro, i giapponesi hanno sempre molta cordialità. Credo sia intrinseca nella loro cultura.
Aggiornamento: dopo alcune ricerche ho scoperto che è tutto collegato alla loro filosofia di vita e al buddismo, è un argomento che mi piace molto e che credo approfondirò in un altro articolo.

– Le donne giapponesi spesso hanno voci simili ai cartoni animati.

I bambini giapponesi

– I bambini sono splendidi, bellissimi. Davvero magnifici e da rapire, mica esagero.

– I bambini ti fermano per chiederti cose. Li trovi sempre in giro a fare gite e uno dei compiti spesso loro assegnato è quello di fermare gli stranieri (alias: noi) e porre una serie di domande (spesso le hanno scritte su un foglio) per chiederti da dove vieni, come ti chiami e se vuoi lasciare il tuo nome scritto oppure fare una foto con loro. Ci è capitato entrambi e più di una volta. Suppongo sia per spronarli ad interagire con persone estranee e per praticare un po’ di inglese.

– Vedi bambini anche di 6 anni vestiti in divisa da scuola con zainetto fantascientifico girare beati e tranquilli da soli, pure nelle metropoli. Prendono treni, metropolitana, autobus, camminano per strade affollate il tutto senza genitori accanto.

Etiquette

– Per i giapponesi è maleducazione soffiarsi il naso, quindi continuano a tirare su (a volte con quei bei suoni catarrosi e cavernosi di accompagnamento). Questo succede ovunque: in metro, in treno, in aereo, per strada, al ristorante. Sempre.

– Apparentemente più fai rumore mentre mangi più sei ben visto. Il suono di risucchio è una costante quando un giapponese mangia, anche non per forza cose giapponesi come il ramen e relativi noodles. Potrebbero essere anche semplici pezzi di verdura ma il risucchio pesante ci va sempre.

– Mascherina da dottore ER Medici in Prima Linea. Questa misteriosa cosa che avevo già visto indossare da cinesi e giapponesi in giro per il mondo. A quanto sembra l’utilizzo di suddetta protezione ha subìto un’evoluzione nel corso degli anni:

  • all’inizio era per essere gentili nei confronti del prossimo ed evitare lo spargere di batteri e bacilli in caso si fosse malati ma non si potesse stare a casa (e considerando il rigido ambiente lavorativo giapponese non mi sorprende che molti vadano comunque al lavoro nonostante siano mezzi morenti con 40 di febbre)
  • nel 2003 è stato rilasciato un nuovo tipo di mascherina che protegge le persone con allergie
  • la facilità di acquisto e la comodità della mascherina stessa ha favorito il suo diffondersi anche tra le persone che volevano indossarla per evitare di contrarre malattie – se avete provato la metropolitana o i treni a Tokyo e città simili sapete quanto a stretto contatto si è con tutti gli altri passeggeri
  • per gli adolescenti moderni (generation selfie per intenderci) la cosa è molto diversa: la tendenza è quella di indossare la mascherina e gli ovvi auricolari con musica per “mascherarsi” e chiudersi in un mondo proprio, evitando così che le altre persone possano disturbare. Sembra che la cosa sia legata al fatto che ormai il modo “normale” di comunicare sia attraverso cose elettroniche e che i giovani non vogliano affrontare la comunicazione diretta
  • alcuni la utilizzano per proteggersi dal freddo durante l’inverno, per non girare con la maschera da scii addosso in pieno centro Tokyo o Osaka

Fumatori? Sì, fumatori.

– Pensavo che il fumo fosse più diffuso, invece ci sono parecchie zone (anche all’aperto) dove è vietato fumare e, specialmente a Tokyo, ho notato aree apposite esterne dove i fumatori si possono rinchiudere per spararsi la loro dose di nicotina.

– Nei treni veloci ci sono aree apposite dove si può fumare. In quelli locali non mi sembra ci siano.

– Nei locali giapponesi si può fumare apertamente e non ci sono avvisi fuori. L’unica cosa che si trova è l’indicazione di un’eventuale presenza di sala fumatori, questo fa capire che i fumatori sono separati dal resto.

– Trovo ci sia una maggiore libertà di fumo lontano dalla zona di Tokyo (Kyoto, Osaka, Hiroshima).

– In molti alberghi ci sono stanze e piani interi dedicati ai fumatori.

Il cibo

– Ai giapponesi piace esporre il cibo fuori dai locali sotto forma di piatti plastificati.

– Il cibo non è solo sushi e sashimi. Sapevo che la cucina giapponese è variegata ma non pensavo così tanto. Inoltre è facile che capiti che ogni prefettura e città abbiano la propria specialità e il proprio modo di cucinare un determinato piatto, rendendolo unico e diverso da quello di un altro posto.

– In tre settimane non ho mangiato male neppure una volta, e abbiamo mangiato in diverse tipologie di posti, dai più raffinati ai più semplici e alla mano.

– Se all’estero prego sempre mentalmente che mi diano più ginger (zenzero), qui non esiste questo problema: ce n’è sempre in abbondanza, manciate intere appoggiate davanti a te sopra una foglia di banano e a nessun costo aggiuntivo.

– Distributori ovunque, in qualsiasi piccolo paese e in qualsiasi grande città. Distributori ovunque e di qualsiasi cosa, solitamente di bibite. Per strada se ne vedono davvero tantissimi.

– Il giusto modo di preparare il sushi è quello di spalmare il wasabi (la sostanza verde parecchio forte, per chi non sapesse cos’è) sopra al blocco di riso e sopra appoggiarci il filetto di pesce scelto. Wasabi a sorpresa insomma, quindi attenti a non aggiungerne una dose massiccia prima di aver appurato quanto forte è il sushi che vi stanno servendo.

– Il modo normale di avere sushi o sashimi è in ristoranti con chef a vista che ti preparano davanti quello che hai ordinato. Ci sono anche i “sushi train”, treni di sushi, quindi nastri trasportatori sui quali vengono appoggiati diversi tipi di sushi/sashimi e dove puoi comunque ordinare anche quello che vuoi tu. Solitamente i piatti che sono stati ordinati da qualcuno sono di colore e forma diversi, quindi non rubateli agli altri come è successo a noi la prima sera a Tokyo!

– Nei ristoranti spesso vieni accolto con urla incomprensibili in giapponese. Stessa cosa quando ordini, quando chiedi il conto e quando poi esci dal ristorante. Per essere gentili anche se non capite cosa vi stanno dicendo, inchinatevi. Inchinatevi sempre :-)

– Una cosa molto comune nei ristoranti/locali/bar è la presenza di ceste sotto o affianco al tavolo, per appoggiare borse, valigette o zaini.

– Preparare il sushi è davvero un’arte. A seconda di chi lo fa i movimenti possono essere morbidi e fluidi oppure ritmici e quasi robotici: bagna le mani, prendi il riso, modellalo, prendi il wasabi, spalmalo sopra alla forma di riso, prendi il pesce, adagialo sopra, premi, amalgama, deposita il pezzo di sushi sul piatto dei clienti.

– Ok, rispetto all’Australia in Giappone l’alcool costa meno, anche i cocktail e i super alcolici. Ne abbiamo ovviamente approfittato alla grande. Abbiamo trovato un’ottima varietà di super alcolici e vini in una catena chiamata Yamaya. Eravamo ad Hiroshima ma si trova un po’ ovunque.

– Un’ottima catena di sushi è Zanmai, l’abbiamo provata a Kanazawa e ci è piaciuto molto.

– Ci sono diversi locali (soprattutto pâtisserie o cafè) di origine francese, in diverse località.

– Non pensavo ma si trovano degli ottimi dolci non giapponesi, intesi come croissant, danish e simili. E loro ne vanno ovviamente matti.

– Starbucks è come un’epidemia, ovunque. E devo dire (anche se l’espresso è nel mio DNA) che avere Starbucks quasi sempre a portata di mano non mi è dispiaciuto affatto. Piccola nota: dove vivo, a Perth, non esiste.

– Pochi Mc Donald o altre catene di fast food conosciute nel western world.

– Ci sono un sacco di Seven Eleven. Il posto ideale per prendersi un caffè e pagare poco. Una delle nostre migliori risorse.

– I camerieri o barman hanno praticamente sempre la cravatta, qualsiasi tipologia di bar o ristorante si tratti.

I magici trasporti in Giappone

– I treni super veloci sono chiamati Shinkansen e sono davvero veloci. 89 metri al secondo e un’accelerazione che sembra di essere in partenza per lo spazio ;-)

– Trovo che i trasporti costino, sia i treni locali che quelli super veloci, che i tram, autobus, metro etc…

– Saranno anche molto costosi ma sono di un’efficienza straordinaria. In tre settimane e parecchi treni di tutti i tipi presi, non abbiamo mai avuto un minuto di ritardo. Capisco anche il motivo di questa efficienza, dato i milioni di giapponesi che ogni giorno si spostano e non hanno la macchina.

– Usano poco la macchina. Sono rimasta molto sorpresa dal poco traffico a Tokyo (considerando che è la metropoli più grande al mondo).

– Gli omini che girano sui treni per controllare i biglietti (perlomeno negli Shinkansen) ogni volta che escono da una carrozza si girano verso i passeggeri e fanno un piccolo inchino.

– I treni non hanno quasi mai gli scalini, sono a livello del terreno e nel caso ci siano, sono al massimo uno scalino molto basso. Penso sia una cosa comodissima per chi è anziano e per chi viaggia con valigie pesanti inoltre favorisce il flusso di passeggeri dentro e fuori dai treni.

– I controllori dei treni, quelli sui binari che gestiscono l’arrivo e la partenza dei treni, fanno sempre dei gesti strani, apparentemente a sé stessi, ma mi sono chiesta se non esistono delle telecamere nascoste ai quali si rivolgono. Il loro lavoro è molto serio e rigoroso ma l’immensa rete ferroviaria giapponese lo richiede per forza.

– I sedili dei treni si possono ruotare per trasformarsi in posti a 4. This is amazing!

– I treni spesso assomigliano più a lounge di alberghi che a veri treni.

– Non parlano al cellulare quando sono seduti in treno. Se devono fare o ricevere una chiamata escono sempre dalla carrozza e lo fanno nel divisorio.

L’inglese: lost in translation

– L’inglese non è molto diffuso ma siamo sempre riusciti a comunicare e a farci capire (no, senza l’aiuto di nessuna app che traducesse le frasi o dizionari, intendo gesti e sillabe!).

– Le volte in cui i segnali giapponesi vengono tradotti in inglese, nascono delle strane combinazioni di parole e frasi non proprio di senso compiuto. Il motivo è dovuto al diverso significato che ogni carattere giapponese ha e, credo, all’utilizzo abusivo di Google Traduttore che non svolge il compito nel migliore dei modi.

“Ci vuole lungo tempo un poco per fare una doccia”

“Solo acqua viene fuori” questo messaggio era sopra al lavandino di un bagno

“Ti imploro. La tua carta igienica usata, per favore fai scorrere l’acqua era messa in una tazza del water” questo messaggio era nel wc di un ristorante

Miscellanea

– Ci sono capitati diversi anziani che ci hanno avvicinato per chiederci da dove venivamo e per dirci che siamo belli, proprio una bella coppia. Non so se è la norma o se siamo noi che attiriamo questi dolci e simpatici soggetti.

– Le porte e i passaggi solitamente sono molto bassi, il metro e 85 di mio marito si è scontrato parecchie volte contro gli stipiti, lasciando scorticature sul cuoio capelluto e gnoccoloni sulla fronte.

– Ai giapponesi piacciono i cartoni, per spiegare cose, per dare indicazioni, per indicare lavori in corso lungo le strade.

– Diverse volte i paesaggi mi hanno ricordato l’Italia.

– C’è poca criminalità, ci si sente molto al sicuro (questo spiega il discorso dei bambini in giro da soli).

– Lavorano sodo, non parlo solo degli orari di lavoro, parlo del fatto che non ho mai visto giapponesi con le mani in mano, si occupano sempre con qualcosa. Anche i giovanissimi. Questo fa decisamente piacere (la sciallaggine australiana è bella ma a volte può essere fastidiosa) e ti fa rendere conto della disciplina con cui i giapponesi crescono. Che sia meglio o peggio rispetto agli altri paesi non sta a nessuno dirlo!

– Quando ti ringraziano “arigatou” si inchinano e tu, per reciprocità, ti inchini a tua volta. Loro continuano ad inchinarsi e a ringraziarti, tu idem e non sai mai quando devi fermarti. Il tutto è sempre molto divertente :-)

– La televisione giapponese è davvero particolare, non saprei come altro definirla. Dalle pubblicità, passando per le telenovelas, arrivando ai programmi di attualità. E’ sempre strabiliante e sconcertante, soprattutto quando non conosci il giapponese e cerchi di dare la tua interpretazione.

– Nei programmi di attualità o news c’è sempre l’immagine principale a tutto schermo e poi un piccolo tondo o riquadro con inquadrati dei personaggi che reagiscono a quello che vedono.

– L’espressività delle persone in televisione è fuori controllo e davvero unica!

– Ci sono cavi elettrici ovunque, questa cosa mi ricorda molto l’Indonesia e la Tailandia.

– La maggior parte degli edifici è davvero bruttina. E’ strano perché i giapponesi ci tengono molto alla cura e all’estetica, nei loro templi, giardini, su sé stessi. Abbiamo approfondito l’argomento e sembra che il motivo sia questo: dopo la seconda guerra mondiale sono iniziate le costruzioni di edifici senza alcun controllo né pianificazione (urban planning). Il risultato è letteralmente un puttanaio di condomini dall’aspetto triste e depresso, disposti senza un ordine e a volte a mezzo metro l’uno dall’altro. E’ un problema che ora il governo giapponese deve affrontare e che non sarà facile risolvere.

– Dopo aver notato gli orari in cui le persone sembrano uscire dal lavoro, abbiamo fatto una ricerca e abbiamo scoperto che il mondo del lavoro giapponese non è proprio rose e fiori. Prendere le ferie è visto male, fanno molte ore di straordinario, c’è una severa gerarchia. Glielo si può vedere in faccia il peso che il lavoro ha nelle loro vite.

– Si guida come in Australia, con il volante a destra, e questo dovrebbe comportare un certo ordine nel modo in cui ci si posiziona e si cammina per strada, si salgono le scale mobili etc… invece non è così. Non si capisce mai se si deve stare a destra o sinistra.

– Le biciclette sono le regine dei marcapiedi, l’ho notato soprattutto a Osaka e Hiroshima.

– Ci sono mega schermi televisivi nelle principali vie delle città.

– Si è sempre accompagnati da vocine e musichette, nelle stazioni, negli autobus, nella metro, lungo le scale mobili.

– In Giappone ci si toglie spesso le scarpe. Nei castelli (ad esempio ad Himeji), nei templi, in certi locali. Portatevi solo i vostri calzini buoni.

– In albergo ai giapponesi piace girare con i pigiami e ciabattine messe a disposizione in camera. Li vedi gironzolare così, come se fossero a casa a loro. Un atteggiamento simile l’ho osservato anche durante il volo per Tokyo.

– La “R” diventa spesso “L”. “Ho visto un albero” diventa “Ho visto un albelo”

 

Ecco, dopo tre settimane queste sono le cose che ho osservato e spesso ammirato in Giappone. Non sono sicuramente tutte, molte le si notano ma si dimenticano. Se dovessero venirne in mente altre le aggiungerò.

Ora siamo su uno Shinkansen direzione Tokyo, sono le 14.00 e siamo partiti stamattina alle 6.30 da Nagasaki. Manca ancora un po’ prima di arrivare in aeroporto e dirigerci verso Hong Kong, dove passeremo uno stopover di una quindicina di ore.

Sono state tre settimane molto intense e stancanti ma è stato tutto magnifico. Un viaggio così non l’ho mai fatto e non lo dimenticherò molto facilmente!

Alla prossima Japan :-)

 

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