Capitolo estratto dal libro “La Storia di un’Immigrata allo Sbaraglio
anno 2010, Italia

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La trasformazione che avvenne dentro di me fu lenta e a volte estenuante, ma avvenne.

Pian piano ripresi possesso della mia mente, delle mie emozioni e del mio cuore, che stentava a credere di essere di nuovo libero di battere, senza la dura freddezza del ghiaccio che l’aveva avvolto per molti mesi.
Non fu un cambiamento facile. Mi ritrovai a dover affrontare tutto il macello che avevo scatenato con le mie azioni. Mi vergognavo e non volevo neanche fare la parte di quella che si giustificava dietro ad un problema medico.

Quello che capitò quell’anno fu il frutto di un insieme di fattori che si aggregarono tra loro, attirandosi come calamite. Ora posso dirlo, lo fecero al momento giusto e al posto giusto.
Fu un incubo, uno di quelli che ti fa svegliare di scatto in piena notte fradicio di sudore e con il battito del cuore a mille. Uno di quelli che ti spaventa, ti terrorizza, ti fa piangere e soffrire. Sì, fu un incubo ma se non ci fosse stato ora non sarei seduta alla mia scrivania a scrivere di tutto questo. Perché non sarei in Australia.

Ai quei tempi non lo sapevo, non ci pensavo, solo dopo essere arrivata qui ho potuto osservare le cose con obiettività, dall’alto. Come un gigante che osserva minuscoli pezzi di vita appoggiati sulla sabbia e riesce a vedere l’insieme delle cose, riesce a vedere il totale, la somma, il fine ultimo di tutto quello.
Vede un disegno.

Quel disegno racchiude la strada che ci ha portato in Australia. Non solo ad una nuova vita per entrambi ma soprattutto a noi due. Sempre in mezzo alla nostra strada, con la testa alta, con il sole caldo sul viso, con quell’energia che solo io e lui possiamo creare, con la forza che possediamo, la stima che proviamo l’uno per l’altro, l’amore che riempie ogni cellula del nostro corpo. Una bolla che ci racchiude e che nessun altro potrà mai realmente capire né trafiggere. Racchiude noi come persone e tutto quello che ci è capitato, indistricabili in una fitta e solida rete che ci collega.

Abbiamo questa conoscenza, sappiamo entrambi di essere dentro questa bolla, sappiamo che nessuno potrà penetrarla, sappiamo che ci permette di far rimbalzare tutte le cose difficili e di affrontarle sempre e comunque con il coraggio ed il sorriso.
Il gigante lo vede in quelle cose che sono successe, in quella catena di eventi che in realtà parte ancora da più indietro, parte dal giorno in cui entrambi sono nati, il giorno in cui i genitori di lei decisero di lasciare Milano e andare a vivere a Verona, in cui i genitori di lui si spostarono di paese e lo iscrissero alla stessa scuola di lei.
Il giorno in cui si incontrarono.

Credo nel libero arbitrio, ne sono convinta perché della tua vita decidi sempre e comunque tu ma, mai come prima, sono anche convinta che ci sia qualcos’altro…qualcosa che non possiamo spiegare, qualcosa di incomprensibile, qualcosa che a volte si lascia percepire ma che non mostra mai del tutto la propria faccia.
Il destino.

Libero arbitrio e destino.
Noi essere umani non siamo né l’uno né l’altro ma bensì il frutto della combinazione delle due cose. Siamo piccoli miracoli che ogni giorno compiono delle azioni per propria volontà.
Ma non solo.
Camminiamo sopra una sottile rete di cui non ci accorgiamo, che non sappiamo esista. Essa ci invia dei piccoli segnali luminosi che non possiamo percepire a livello cosciente. Questi segnali indicano una strada, un percorso. Quello governato dal destino.
Non li possiamo vedere, non li possiamo sentire. Esiste però un minuscolo e remoto angolo della nostra mente dove questi segnali vengono registrati. Si sedimentano nel nostro inconscio e, se lo permettiamo, possono influenzarci. Senza saperlo veniamo spinti a seguire una certa direzione, quella del destino, ma sempre con la possibilità di decidere grazie al nostro libero arbitrio.

Ora lo vedo, dall’alto.

In quel primo periodo di nuovo insieme dovetti imparare ad amare nuovamente Mr Big. Non solo perché avevo smesso di farlo ma anche perchè lui era diverso. Trasformato, cosciente che non bisogna dare nulla per scontato, neppure la persona che ti sta accanto e con la quale sai che passerai tutta la tua vita.
Cosciente che il lavoro è solo lavoro, la vita è un’altra cosa ed è una sola, va vissuta al meglio. Cosciente che essere razionali a volte non viene a proprio vantaggio, cosciente che bisogna sorridere e divertirsi, perchè ogni secondo che passa non tornerà più indietro.

Francesca sono di nuovo io.

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– Estratto dal libro “La Storia di un’Immigrata allo Sbaraglio” –

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