Esausta

Esausta.

Ieri mi sentivo semplicemente esausta.

Il mio carattere non aiuta, sempre a voler fare, sempre a voler concludere cose, liste, desideri, progetti.

Il fatto di avere una bimba di 15 mesi di sicuro non contribuisce positivamente. Il fatto che suddetta bimba stia attraversando un periodo di estremo nervosismo e isterismo e che da un paio di mesi a questa parte mi voglia stare appiccicata come una cozza…non aiuta nemmeno.

Non aiuta neppure il fatto che sono incinta di 6 mesi e che questa gravidanza ha portato con sé il cosiddetto dolore pelvico a cintura. O dolore della cintura pelvica? Non lo so, quando cerco informazioni in italiano mi perdo sempre un po’. Questo imprevisto dovrebbe prevenirmi dal sollevare pesi (dillo tu alla piccola cozzetta che la maggior parte delle volte neppure in braccio a papà vuole stare), mi obbliga a stare attenta a quanto sto sdraiata, seduta, di fianco, su un piede, sull’altro, su un braccio, a testa in giù. Fa male, un male boia. La soluzione migliore che ho davanti a me è partorire. Marzo arrivo a tutta velocità. Non troppa però, non sono molto agile al momento.

Poi, dolore a parte, c’è la gravidanza in sé. Una macchina succhia energia dentro la tua pancia. Poi c’è la carenza di sonno, per il bimbo dentro e il bimbo già al mondo.

Poi c’è il lavoro da casa, il continuo inseguimento di attimi per produrre e andare avanti con quello che ho costruito e sto costruendo.

Poi c’è il pensare a cosa mangiare, cosa dare da mangiare, cosa lavare, cosa stendere, non togliere attenzioni al compagno, non togliere attenzioni a me, trovare il tempo per respirare, trovare il tempo per riposare, per bere, per fare qualsiasi cosa.

Tutto è un continuo inseguimento. E sono stanca di inseguire. E sono stanca punto e basta.

E ieri ero esausta. Ieri ero talmente stanca che mi sono addormentata nella tenda giochi di Keira mentre lei cercava mille modi per farsi del male. Ieri, il suo giorno di riposo dall’asilo, durante i suoi due riposini non ho avuto la forza di mettermi a lavorare al computer, né di cucinare, né di sistemare casa, né di pensare. Non ho neppure avuto la forza di farmi propriamente da mangiare. L’unica cosa che sono riuscita a fare è stata tagliare due fette di pane, mangiarle con il mio sempre amato poccetto olio e sale e precipitare sul divano per cercare di riprendere le energie.

E’ difficile accettare di doversi fermare. E’ davvero difficilissimo. Come è difficile riuscire a chiedere aiuto. E mica al papa o alla regina Elisabetta, parlo di mio marito. Nonostante tutto, nonostante dieci anni insieme, ancora non mi viene da dire: “per favore lo fai tu che io sto morendo?”. E’ un difetto di fabbrica, immagino, un difetto che sto cercando di raddrizzare a fatica e a stento.

Mi sono anche resa conto di una cosa. Lavoro online e quindi seguo molto i social media. Lì tutto è patinato, liscio, bello, perfetto. Queste mamme che gestiscono mille cose al secondo e lo fanno con trucco e capelli a posto. Ah, e pure vestite bene, non come la sottoscritta che spesso gira fino a mezzogiorno con la maglia del pigiama con la scritta “Live your dreams, stay in bed” (vivi i tuoi sogni, rimani a letto. Ottimo consiglio, by the way).

Quegli altri personaggioni che si occupano di insegnarti a gestire il tempo. Da quando ti alzi alla mattina, fare yoga, respirare con la pancia, fare una colazione sana ed equilibrata, meditare, scrivere su un apposito diario le cose da fare e partire per spaccare il mondo.

Ma dov’è la gente stanca ed esausta come me? Fatemeli vedere un po’. Fatemi vedere che non sono l’unica che fa un’estrema fatica a gestire tutto e che, onestamente, fa un’estrema fatica a seguire i consigli che le vengono quotidianamente propinati.

E anche di questo sono esausta. Di cercare di essere brava come gli altri, di cercare di applicare quello che leggo. Ho provato a fare yoga al mattino. Ho mollato perché preferisco ingurgitare la colazione prima che Keira si svegli. Ho provato e leggere la sera, perché faccio parte di un bookclub e ogni volta mi sento una merda ad arrivare lì senza aver finito (no, iniziato) il libro deciso. Ho lasciato stare perché mi addormento e preferisco rincoglionirmi con qualche telefilm su Netflix. Ho provato a farmi una tabella settimanale con le cose da cucinare. Ho mollato dopo una settimana perché non ho trovato il tempo per sedermi e pianificare. Ho provato tante cose e sono cadute una ad una.

Mi stanca questo provare e fallire, mi stanca davvero tanto. E quindi ieri ho toccato un po’ il fondo, ieri ho pensato che gettavo tutto a fanculo e semplicemente mi fermavo. Per me stessa e per chi mi sta attorno. Non muore nessuno, il mondo va avanti. E ho anche deciso che lo farò più spesso. Forse è questa la chiave per riuscire a far funzionare tutto il resto. Fermarsi e non fare un benamato cavolo. Non pensare al lavoro, non pensare ai figli, non pensare ai messaggi a cui rispondere, non pensare ad alzare un dito. Non pensare neanche allo yoga che non hai fatto o alla lista di cose da fare che, ovviamente, hai iniziato e interrotto alla seconda lineetta.

Voglio smettere di inseguire quello che vedo nei social media nei blog. Magari non è questo il momento più adatto per provare a far funzionare le cose in modo dritto. Magari il momento arriverà, magari no. Chisseneimporta. Vado avanti secondo per secondo. Cercherò di non angosciarmi ad avere tutto sotto controllo e proverò a lasciar andare le cose. E a chiedere aiuto più spesso.

Sono grata della vita che ho, sono grata dell’opportunità che ho di lavorare da casa, sono grata per mio marito, per mia figlia cozzetta/koala, l’altra mia figlia succhia energie, sono grata del posto dove vivo, delle cose che vedo e faccio. Sono grata e in tutta questa corsa purtroppo spesso lo dimentico.

Uno dei miei sogni più recenti è proprio quello di riuscire a vivere senza sentirmi rincorsa dal tempo e dalle cose da fare. Inizio ad avvicinarmi alla sua realizzazione semplicemente accettando di essere allo sbaraglio e non solo perché sono un’immigrata ma perché sono un essere umano.

Ieri ero esausta. Oggi sto molto meglio, Keira è all’asilo, io lavoro e mi sono comprata un muffin al cocco e mango. Così non devo pensare a cosa mangiare per pranzo. I personaggioni citati prima lo chiamano ottimizzazione dei tempi e smart thinking.

Penso di essere sulla strada giusta.

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