Devo essere sincera.
Questo post ho iniziato a scriverlo parecchi giorni fa. Per una mera questione di visibilità e social sharing mi ero ripromessa di aggiornare il blog ogni due settimane e per la precisione di mercoledì. Dicono sia il momento migliore per avere più visibilità e far crescere il proprio pubblico. Dicono e io mi fido.

Inoltre volevo continuare dal mio ultimo racconto, noi il laptop e una decina di aerei, perché c’è ancora molto da scrivere del nostro viaggio in Italia. Purtroppo dopo un’ora ho dovuto fermarmi. Non avevo molta ispirazione. Scrivere deve essere spontaneo, deve venire dal cuore, non sotto comando perché entro una cert’ora devo pubblicare qualcosa altrimenti perdo l’onda.

Così ho lasciato passare un po’ di tempo e oggi ho ripreso in mano il file di testo per continuare il racconto, ma quello che il mio istinto mi spinge a fare è di essere totalmente trasparente.
Non è proprio il periodo migliore per essere ironica e far ridere con le nostre avventure. Quindi ho deciso che la seconda parte del nostro viaggio in Italia (soprattutto la parte del ritorno, che è proprio una storia da film) la terrò per un altro momento, quando il mio umore tornerà ad essere alto.

E’ un momento difficile questo, non entrerò nei dettagli perché prima o poi (prometto. Davvero, lo prometto) scriverò un post sulla nostra situazione attuale in Australia, una cosa che mi chiedete in tanti.
E’ un periodo duro perché dopo due anni che siamo arrivati qui siamo ancora allo sbando (macchè sbando, SBARAGLIO!) e ridotti a dover fare sacrifici tutti i giorni. Siamo alle strette finali: o riusciamo nell’intento che abbiamo sin dall’inizio o dobbiamo trovare un’altra soluzione.

Sono stanca, esausta, sfinita. Ogni giorno dobbiamo stringere i denti e ripeterci che le cose cambieranno presto, che ci sarà la svolta definitiva. Due anni che viviamo con i soldi contati. Che facciamo una vita limitata alle cose essenziali concedendoci solo ogni tanto un piccolo sfizio, perché se no finisce che ci ammazziamo a vicenda. Due anni che ci aggrappiamo a fantasie e speranze, che sogniamo il momento in cui finalmente si aprirà la strada davanti a noi e potremo respirare a pieni polmoni dopo così tanto tempo passato a trattenere il fiato.

Saranno anche gli sbalzi ormonali (quant’è dura essere donna…e anche un uomo che deve sopportare una donna) ma sento che mi sto proprio scaricando, che sto raggiungendo il limite. Che o cambiano le cose in fretta o crollo. Però come dice Mr Big quando c’è da tirare fuori la forza e il coraggio si riesce sempre ad attingere a risorse a noi sconosciute. Saggio uomo lui. Mi chiedo le mie dove sono…probabilmente alle Hawaii.

Stiamo dando anima e corpo a questo paese, certo…per nostra scelta. Sono cambiata tantissimo e a quanto sembra in meglio. Abbiamo imparato molto, diamo maggior valore alle cose, al nostro rapporto, alle amicizie e alla famiglia. Non diamo più niente per scontato, neanche l’acqua che beviamo. Però sarà il caso che inizi a tornare indietro anche qualcosa di materiale, perché ce lo meritiamo porca vacca. Perché abbiamo resettato le nostre vite arrivando qui e non possiamo ritornare al punto di inizio, di nuovo.

Entrambi percepiamo che il cambiamento è vicino, lo sentiamo nell’aria, nella pelle e nell’anima. Ma se da un lato ci entusiasmiamo dall’altro ci tratteniamo perché non vogliamo rimanere delusi. Estenuante situazione mentale e psicologica. Tra un po’ mi unisco agli aborigeni e vado a vivere in mezzo al nulla. Lo dico ma tanto so che: 1) sono terrorizzata da loro – 2) non mi accetterebbero mai, neanche se mi presentassi con un perizomino di serpente.

Perciò questo mio post si conclude qui, con un po’ di tristezza, un cielo scuro fuori dalla finestra e il mio compagno di vita fuori a lavorare sotto la pioggia fino alle 9 e mezza di sera.

Veramente, sarà il caso di tirare fuori un po’ di cioccolato. E qualche fazzoletto.

Dannati ormoni.

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