C’era una volta

volare

C’era una volta un ragazzino che sognava di volare.

Essendo un testardo di natura, all’età di 15 anni ottenne negli Stati Uniti il suo primo brevetto per pilotare un aereo da turismo.

Per anni il suo unico sogno ed obiettivo fu quello di diventare un pilota d’aerei. A lungo investì energia, tempo e soldi per seguire corsi ed ottenere più brevetti.

A 24 anni il ragazzo riuscì a farsi assumere come pilota in una compagnia privata italiana. Una compagnia purtroppo non seria e poco affidabile. Successivamente trovò un altro lavoro come pilota privato. Di nuovo circondato da poca serietà ed instabilità.

Dopo troppe promesse mancate, decise di lasciare quello che sarà il suo secondo ed ultimo lavoro come pilota d’aerei, a 26 anni.

Nonostante l’immensa voglia di farcela e l’incalcolabile impegno riposto in questo suo sogno, tutto sembrava remare contro di lui. Tutto lo portava lontano da quello che voleva ottenere. Una cosa però nel frattempo la trovò, grazie a questo suo sogno: la compagna della sua vita.

Proprio a causa sua, inconsapevolmente ed involontariamente, prese una strada diversa da quella che aveva cercato per anni. A 28 anni partirono insieme per l’Australia.

Un paese nuovo che lo spinse a chiedersi cosa volesse fare veramente, cosa volesse diventare. Un paese che grazie alle sue ferree regole di immigrazione gli fece prendere la decisione di smettere di inseguire gli aerei e lo spinse a cambiare completamente direzione. Un paese che gli sussurrò l’idea di studiare e qualificarsi in qualcosa di nuovo e diverso, qualcosa che l’aveva sempre affascinato. Quello che il paese gli offrì fu un corso di ingegneria civile e strutturale.

I due anni che seguirono non furono facili ma si conclusero con in mano un diploma e con la consapevolezza di aver preso la decisione giusta.

Trovare lavoro al termine del corso di studi si rivelò difficile. In aggiunta a ciò, la posizione da immigrato temporaneo non lo avvantaggiava per nulla.

Bussò ad infinite porte, consegnò svariate versioni di curriculum, contattò lunghe liste di aziende e compagnie. Tutto gli si chiudeva ripetutamente in faccia.

Non hai abbastanza esperienza

Non sei un residente permanente

Cerchiamo persone con una laurea

La disperazione pian piano iniziò ad infiltrarsi, assieme ad una buona dose di scoraggiamento.

Dopo circa due mesi e mezzo dal termine del corso, ancora senza lavoro, il ragazzo finì per caso a leggere una discussione su LinkedIn che riguardava proprio il suo settore, quello del disegno tecnico. La discussione tra il manager della sezione progettazione di un’azienda australiana e un suo collega americano, girava attorno al fatto che in Australia le aziende assumono studenti o neo-diplomati e li fanno crescere al loro interno, pagandoli anche bene.

Un po’ indignato il ragazzo, solitamente ponderato e riservato, inviò un’email a tale manager australiano. Elencò gli sforzi fatti e le varie azioni che aveva intrapreso per cercare di ottenere anche solo un misero colloquio di lavoro. Sfacciatamente chiese se fosse possibile inviargli il proprio curriculum per avere consigli su come modificarlo e migliorarlo. Concluse l’email con una frase che sarebbe entrata nella sua vita, e in quella della sua compagna, in modo indelebile.

If you don’t ask you don’t get

Se non chiedi non ottieni“.

Dopo 10 minuti il ragazzo ricevette un’email di risposta: il manager di questa azienda australiana si disse disposto a controllare il suo curriculum. E così il ragazzo glielo inviò.

Dopo altri 5 minuti arrivò la risposta. Alcune cose andavano cambiate e, se avesse fatto abbastanza in fretta, il manager l’avrebbe inoltrato alle risorse umane della propria azienda, in quanto c’era una posizione aperta come disegnatore tecnico. Il ragazzo si fiondò ad apportare le modifiche suggerite e inviò la nuova versione del curriculum.

Dopo esattamente un quarto d’ora il telefono del ragazzo squillò. Con il cuore in gola rispose e accettò di presentarsi ad un colloquio di lavoro previsto per il giorno successivo.

Il colloquio andò benissimo e diedero immediata conferma al ragazzo: avrebbe iniziato il lunedì seguente.

Finalmente mise piede nel mondo del lavoro australiano, nel settore per il quale aveva studiato due lunghi ed intensi anni. Da lì in poi per diversi mesi andò avanti con contratti temporanei continuamente rinnovati. Nel frattempo arrivò l’inverno australiano e l’approvazione dell’applicazione per il visto permanente, ottenuto proprio grazie ai suoi studi in Australia. Diventò così un immigrato senza più una scadenza e ad un passo di distanza dalla cittadinanza australiana.

Sapendo che il lavoro in questa azienda sarebbe stato solo temporaneo, il ragazzo si diede da fare per trovarne uno nuovo. A Settembre 2013 trovò una posizione aperta per un’importante compagnia governativa del Western Australia. L’aveva già notata nei mesi precedenti ma non aveva potuto applicare perché la posizione era disponibile solo per i residenti permanenti e i cittadini australiani. Finalmente, con il suo visto permanente in tasca, poteva provarci.

Affrontò le dure selezioni scritte, lo invitarono per un colloquio e ottenne il lavoro. Il contratto sarebbe stato di tre anni e avrebbe girato a turno cinque diversi settori dell’azienda, con l’anno finale da passare in un’area regionale del Western Australia. Era un programma speciale per neo-diplomati e la posizione lavorativa era di livello 2.

Iniziò ufficialmente a Gennaio 2014. A Novembre di quello stesso anno si aprì una posizione fissa nella sezione della compagnia che più gli interessava e che più faceva gola a tutti, Road and Traffic Engineering. L’idea di uscire dal programma per neo-diplomati non gli dispiaceva affatto perciò affrontò di nuovo le dure selezioni, sempre composte da una prima parte scritta e, se i risultati fossero stati positivi, da un successivo colloquio.

Furono 64 i candidati totali. Il ragazzo ottenne l’unico posto disponibile. In neanche un anno passò dunque dal programma per neo-diplomati di livello 2 ad un contratto a tempo indeterminato. Diventò ufficialmente un Engineering Associate Drafter di livello 4 ed iniziò nella sua nuova posizione a Febbraio 2015.

All’inizio dell’anno 2017 si aprì un posto come Road Designer. Il ragazzo decise di applicare. Affrontò per la terza volta le rigide selezioni dell’azienda, i candidati questa volta furono 30. Il ragazzo ottenne una delle due posizioni disponibili, di livello 5.

Ad Ottobre 2017, dopo soli 5 mesi dal suo ultimo colloquio, si aprì una posizione come Senior Road Designer, livello 6. Il mentore del ragazzo gli chiese se avesse intenzione di proporsi, ma egli spiegò che non se la sentiva di passare ad un ruolo così importante in così poco tempo. Il suo mentore disse che capiva e non insisté.

Tre giorni prima della chiusura delle selezioni, il ragazzo si ritrovò a parlare con il capo della sua sezione. Anche lui gli chiese se si fosse candidato e, a seguito della risposta negativa del ragazzo, il capo gli disse:

If you don’t ask you don’t get

“Se non chiedi non ottieni”.

Ancora quella magica frase, detta al momento giusto dalla persona giusta. Il ragazzo pensò che non poteva essere una mera coincidenza. Riflettè, ragionò e decise che non aveva nulla da perdere. Al massimo sarebbe stata un’esperienza in più che male non avrebbe fatto. Tornò a casa e in due giorni preparò le risposte per la parte scritta delle selezioni.

Su 18 candidati che inviarono l’applicazione scritta, ne contattarono solamente 3 per presentarsi al colloquio. Uno dei telefoni che squillò fu proprio il suo.

Dopo una settimana affrontò il colloquio, il più intenso e difficile che si sia mai ritrovato a fare. Dopo un’altra settimana lo contattarono per dirgli che aveva ottenuto la posizione.

Per svariato tempo il ragazzo, incredulo per quello che era successo, si stupì di come fosse semplicemente bastato provarci e crederci per cambiare quello che sarebbe il corso degli eventi futuri. Chi lo sa come sarebbero andate le cose se non si fosse candidato? Chi lo sa questo nuovo percorso dove lo porterà?

Perché davvero, se non chiedi non ottieni. Se non provi, non saprai mai come sarebbe potuta andare.

Il ragazzo, ormai uomo, in 3 anni e mezzo di lavoro nell’azienda è riuscito a scalare dalla posizione 2 alla posizione 6, la penultima alla quale potrà aspirare senza una laurea in ingegneria. Un record a quanto dicono i suoi colleghi più anziani.

Oltre alla responsabilità maggiore che avrà, oltre al lavoro più impegnativo ma anche più stimolante, oltre all’orgoglio e alla soddisfazione di avercela fatta e di vedere le proprie capacità ed impegno riconosciuti, il suo stipendio sarà a 6 cifre. Da quella prima busta paga ricevuta solamente 3 anni e mezzo prima, lo stipendio è raddoppiato. A quanti capita una cosa del genere? Pochi scommetto, pochi di quelli che fanno le cose con correttezza ed onestà.

Nonostante il suo sogno nella vita fosse un altro, a volte si arriva ad un punto in cui bisogna fermarsi e capire se è davvero quella la strada su cui dovremmo trovarci. Perchè nonostante tutto il nostro impegno e volere, ci sono occasioni in cui dobbiamo arrenderci al fatto che il destino abbia altro in mente per noi. La cosa migliore che possiamo fare, per noi stessi e coloro che amiamo, è seguire l’istinto, cogliere i segnali e lasciarci andare. L’orgoglio lo possiamo mettere da parte, lo dobbiamo mettere da parte.

C’era una volta un ragazzino che sognava di volare.

E anche se gli altri non se ne accorgono, ora lo sta facendo davvero.

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