La fine della mia prima vita

 Questo è un estratto dal libro "La Storia di un'Immigrata allo Sbaraglio" 

14 Novembre 2010 – il giorno prima

Immaginate la vostra vita. Ora immaginate gli oggetti che avete accumulato nella vostra vita. Pensate a tutti vestiti che avete, le scarpe, i regali, i cd, i set di asciugamani e di lenzuola, i mobili, tutte le cose che avete in cucina. Ora pensate che di tutto questo potete portare con voi solo 25 kg. Se li superate pagate 30 euro… sì, ma al chilo.
Ecco. Questo è quello che abbiamo dovuto fare le settimane prima di partire. Una serrata e a volte difficile selezione di cosa era importante e cosa no. Certo, fortunatamente molte cose ho potuto lasciarle ai miei genitori, ma mica potevo occuparli metà casa con le mie cianfrusaglie!

Devo ammettere che più di una volta il pensiero di partire con una sola valigia e lasciarmi dietro poco o niente mi ha mandato un po’ in paranoia, come se la mia vita fosse rappresentata da tutto quello che mi rimaneva in mano. Che mondo materialista.
L’ultimo giorno in Italia è stato terribile: mi sentivo uno straccio, avevamo ancora mille cose da sistemare e da fare, ero super agitata per tutto quello che stavamo per affrontare ed oltre a tutto questo…c’era la questione saluti.

Abbiamo fatto un pranzo tutti insieme: la mia famiglia con i miei tre fratelli e i miei genitori e la famiglia di Mr. Big. Beh…praticamente solo i suoi genitori perchè uno dei fratelli era ad Amsterdam e l’altro in quel momento era proprio in Australia sotto un Working Holiday Visa. Tutti noi abbiamo provato, con scarsi risultati, ad improvvisarci attori per cercare di nascondere la tensione che saliva per QUEL momento. Quello in cui ci si deve salutare senza avere idea di quando ci si incontrerà di nuovo.

Una volta affrontata la fase lacrime e abbracci, siamo tornati nel mio appartamento ormai semi-vuoto e ci siamo dedicati alla fase “pesata” delle valigie. Mr. Big ormai aveva gran poco di suo: praticamente metà della sua valigia era occupata da miei vestiti, nonostante avessi regalato 3/4 del mio guardaroba a due cugine molto felici di ciò. Oltre alle valigie “ufficiali” avevamo anche un bagaglio a mano a testa, che pesava quasi come le altre valigie, e la mia borsa personale ormai deformata dalla quantità di cose che ci avevo infilato dentro a forza. Insomma…eravamo parecchio sovrappeso e lo sapevamo ma speravamo che al momento del check-in in aeroporto l’hostess avesse un colpo di cecità momentanea e non notasse il peso delle valigie. In caso contrario avremmo dovuto aprire le borse lì sul posto, far volare in giro un po’ di vestiti e mutande, buttare qualche kilo di cose nel cestino e riprovare a pesare. L’idea non mi allettava molto…e non solo per via delle mutande in aria: pagare per poter portare più cose non era decisamente nei nostri piani. Preferivamo tenerci i soldi per sopravvivere una volta arrivati in Australia.
Dopo aver fatto 4 salti sulla valigia per chiuderla e aver preparato le ultime cose, siamo finalmente collassati sul letto. Ormai quel che era fatto era fatto, non ci restava che mettere la sveglia, cercare di farci una bella dormita e non avere incubi.

15 Novembre 2010 – ore 5.30: l’inizio del viaggio

Sento in lontananza la sveglia ma mi sembra di essermi appena addormentata. Ho sonno, sono stanca e voglio continuare a dormire. Chissenefrega dell’aereo! Mr. Big invece si alza immediatamente (credo non abbia proprio dormito) e va verso la cucina…due passi essendo un monolocale. Sento un rumore del tipo: “splash” ed una sorta di imprecazione. Incuriosita apro gli occhi, mi infilo gli occhiali da talpa e accendo la luce.
Ma che bella sorpresa! Qualcuno si è dimenticato che quando si stacca la spina del frigorifero bisogna evitare che l’acqua del freezer goccioli per terra…magari mettendo una bacinella o togliendo prima il ghiaccio con martello e scalpello! Stranamente il danno non l’ho fatto io (sono un po’ un’imbranata) e quindi non mi agito più di tanto. Lascio fare a lui il bel lavanderino che asciuga i pavimenti e mi infilo in doccia. Cerco di lavarmi il più possibile, visto che prima di arrivare a Sydney passeranno qualcosa come due giorni e mezzo di viaggio.

Finiamo di prepararci in uno stato di calma apparente. La nostra testa ed il nostro cuore in realtà stanno facendo i salti mortali per l’emozione, ma sono molto discreti e non lo mostrano! Chiamiamo il taxi, raccogliamo le ultime cose disseminate in giro e le mettiamo al centro della stanza, dato che in giornata passeranno i miei fratelli a recuperare il tutto. Ora è arrivato il momento della verità, momento che non posso più rimandare. Ce la farò a camminare con un trolley di 32 kg trascinato dal braccio sinistro, un bagaglio a mano di 10 kg appeso alla spalla destra e la mia borsa, che raggiungerà i 5 kg, in bilico nell’incavo del braccio sinistro? Verifichiamo: per camminare riesco a camminare -più o meno- il problema è che solamente durante il tragitto per scendere in strada sono riuscita a bloccarmi nella porta di casa, nell’ascensore ed infine nel portone d’ingresso del palazzo. Sogghigno mentre penso: “E io dovrei arrivare dall’altra parte del mondo così???” Fortunatamente a quell’ora non c’era nessuno ad assistere…eccetto Mr. Big che però è abituato alla mia disastrosità.
Dopo aver mollato tutto nel bagagliaio, mi accascio già stanca nel taxi e alle prime luci del mattino attraversiamo Verona per l’ultima volta, diretti verso la stazione dei treni.

Essendo due teste dure indipendenti avevamo infatti deciso che non ci saremmo fatti accompagnare da nessuno fino a Milano Malpensa, non solo perchè volevamo cavarcela da soli sin dall’inizio, ma anche per evitare gli addii strappa lacrime in aeroporto. L’evidente rovescio della medaglia era che non saremmo saliti in una bella macchina comoda e calda, non saremmo arrivati in aeroporto super rilassati, nessuno ci avrebbe fatto scendere davanti alle partenze internazionali nè ci avrebbe aiutato a portare tutti i bagagli fino al check-in. Eh no, ci dovevamo arrangiare con i mezzi pubblici. Due geni proprio!
Arriviamo in stazione verso le 7 di mattina e ovviamente è piena di gente neanche ci fosse un concerto dei Rolling Stones. Mi sento come un campo profughi ambulante mentre seguo Mr. Big che cerca di aprirmi la strada, tipo Mosè con il mar Rosso. Nonostante questo credo di aver colpito gli stinchi e le spalle di almeno metà delle persone che erano sul mio percorso. Poco mi importa: così imparano a fare spazio a chi è in difficoltà!
Facciamo colazione al bar (“il mio ultimo cappuccio-brioches” mi dico in silenzio) mentre le nostre valigie occupano metà dell’ingresso creando una sorta di salto agli ostacoli e mentre delle gentili signore sedute accanto comunicano tra di loro urlando. “Questa è una delle cose che non mi mancherà…” penso tra me e me “…la cafonaggine di certa gente”. Ci facciamo qualche video-testimonianza e si fanno presto le 7.30: tra poco arriva il nostro treno diretto a Milano Centrale. Sarà il caso di iniziare a dirigersi verso il binario. Il solo pensiero mi fa venire i brividi lungo la schiena…come dovrei arrivarci fin lassù? C’è un muletto a disposizione?
Arriviamo all’inizio della rampa di scale, alzo lo sguardo e mi sembra di avere di fronte l’Everest. Prendo un bel respiro (difficile, perchè avevo già il fiatone), mi concentro, spengo momentaneamente il cervello e in un attimo mi ritrovo in cima. E certo, c’è Mr. Big che si trasforma in Macho Man e trasporta tutto! Se ci avessi provato io, dopo il primo scalino mi sarei seduta, avrei indossato il mio migliore sguardo da cucciolo abbandonato e avrei iniziato a chiedere aiuto al passanti!

Arriva il treno, l’Eurostar delle 7.40, stra-pieno di pendolari che lavorano nella grande metropoli milanese. So che abbiamo un margine di qualche minuto tra l’apertura e la chiusura delle porte ma mi chiedo lo stesso se basteranno per arrampicarci con i nostri bagagli su quegli strettissimi scalini (ma veramente, quanto sono stretti???). Non so come ma ce la facciamo, mentre sento sulla mia pelle il numero di lividi aumentare esponenzialmente. Abbandoniamo le valigie più pesanti all’inizio della carrozza e raggiungiamo i nostri sedili, mentre mentalmente mando a quel paese tutti i gentili signori in giacca e cravatta che si credono i capi del mondo e che non fanno niente per agevolare il tuo passaggio. Anzi…sembra facciano apposta a metterti gli ostacoli davanti, neanche fosse un video game di Super Mario Bros. “Un’altra cosa che non mi mancherà”…ormai è il mio mantra.

Il viaggio dura un’oretta e mezza e nonostante mi senta senza energie non riesco a rilassarmi e a chiudere un po’ gli occhi. Non è solo il peso delle valigie a preoccuparmi, ma anche il fatto che appena arrivati a Milano Centrale dobbiamo cambiare stazione per poter prendere il treno che porta all’aeroporto di Malpensa e so che non sarà una passeggiata: sarà una tortura. Mr. Big invece in due secondi è già con il collo ciondolante e la bocca semi-aperta, in un profondo stato di coma. E’ incredibile, ogni volta mi chiedo come faccia.

Finalmente arriviamo: ovviamente la gente deve alzarsi in piedi mezz’ora prima dell’ingresso del treno in stazione e iniziare a sbuffare perchè nessuno davanti si muove. Che ridicoli! Io ovviamente non ho intenzione di alzarmi finchè non si svuota tutta la carrozza, voglio avere a che fare il meno possibile con qualsiasi essere umano, specialmente oggi che sto cambiando vita e che viaggio con 47 kg sulle spalle.
Una volta scesi dal treno inizia la seconda parte della corsa di Mosè e dei suoi seguaci (io) mentre cerchiamo di farci strada nella stazione di Milano centrale e ci avviamo verso l’ingresso della metropolitana. Noto con stupore che la stazione è stata rinnovata e penso a quante volte sono passata da lì. Mi mancherà ancora più di Verona. Milano per me è unica ed ha un posto speciale nel mio cuore.

Inizio ad avere dei seri spasmi muscolari alle spalle e alle braccia. Gli stretti passaggi e le scale (non mobili) della metropolitana non agevolano di certo la cosa.
Tirando calci alle valigie arriviamo al binario, saliamo sulla metro, molliamo per terra il nostro accampamento e ne approfitto per fare un check e assicurarmi di essere ancora tutta intera: niente di rotto per fortuna, solo lividi ed escoriazioni.
Arriviamo alla stazione di Cadorna e rotolo giù dal vagone, rischiando di precipitare nel profondo buco nero che c’è tra il treno e il marciapiede. Ci avviamo a passo ben spedito (per quanto possibile) verso la biglietteria apposita per i biglietti del Malpensa Express e ci mettiamo in coda. Inizio a fremere e a saltare sul posto, perchè so, anzi…lo vedo con i miei occhi, che il treno sta per partire. Non ho voglia di aspettare il successivo e arrivare tardi in aeroporto: voglio fare il check-in, liberarmi delle valigie e finalmente rilassarmi! Con la forza del pensiero cerco di velocizzare i movimenti del bigliettaio, ma sembra sia stato colpito dalla sindrome “lentezza temporanea” da poca voglia di lavorare. “E dai, e dai, muoviti…” continuo a ripetere dentro di me mentre vedo la gente che corre verso il treno sventolando i biglietti appena fatti.
Finalmente tocca a noi, mentre dietro di me una ragazza freme tutta agitata, inizia a spingermi e a respirarmi praticamente sul collo. “Se non si allontana le do’ una scarpata, giuro” sussurro a Mr. Big.
Appena otteniamo i biglietti schizziamo con le nostre amate valigie verso la porta e il binario, mentre il controllore del treno inizia ad agitare le mani per segnalare che è quasi l’ora. Metto tutta l’energia che mi rimane e mi lancio dentro la prima porta che troviamo. Faccio appena in tempo a tirare dentro i piedi che la porta si chiude dietro di me. Con grande dispiacere (ovvio, sono ironica) noto al di là del vetro la ragazza-sanguisuga paralizzata sul binario, con il fiatone ed un’espressione molto delusa. “Visto, non cambia niente avere quasi un rapporto fisico con chi è davanti a te in coda, tiè” dice invece la mia espressione compiaciuta. Che s…. che sono!!!

Appena seduta sul sedile tiro un mezzo sospiro di sollievo. La parte più complicata è passata, ora ci manca il check-in con la pesata valigie e poi è fatta!
In 40 minuti siamo già in aeroporto e appena entrati nel terminal controlliamo subito lo schermo dei voli in partenza, non solo per capire dove fare il check-in ma più che altro per renderci davvero conto di quello che stiamo per fare: un completo salto nel vuoto!

ore 10.30: check-in

Ok, è arrivata l’ora: check-in della Singapore Airlines, nessuno in fila. Avanziamo verso il bancone con nonchalance, come se fossimo ballerini di danza classica che danzano trasportando delle piume invece che dei mattoni pesanti mezza tonnellata. Un bel sorriso all’hostess, passaporto, biglietti e…la prima valigia sul nastro. Sapevo che il suo peso si aggirava attorno ai 32 kg, circa 11 kg oltre il limite del “non-pagamento”. Facendo due calcoli veloci avremmo dovuto pagare 330 euro per questi chili in più. A valigia.
I miei occhi sono stretti stretti e il mio sguardo è ferocemente fisso sul viso della gentile signorina. Sono pronta a gettare Mr. Big in uno spudorato corteggiamento nel caso si fosse reso necessario. Aspetto solo di vedere un minimo cambiamento nell’espressione dell’hostess.

E invece…zero, nisba, nada, niente di niente. Attacca l’adesivo al manico della valigia e la fa andare oltre. Io e Mr Big ci guardiamo con aria perplessa, perchè non siamo abituati a questi colpi di fortuna. “Aspetta…” gli dico telepaticamente “manca la seconda valigia…ora arriverà l’inchiappettata”. Mr Big appoggia il trolley sul nastro, sempre facendo finta che sia una piuma, mentre una gocciolina di sudore freddo gli corre già dalla tempia. Aspettiamo che i numeri sul display della bilancia si fermino e con nostro grande imbarazzo ci accorgiamo che siamo arrivati a quota 35 kg. A questo punto abbasso la testa: non voglio neanche vedere lo sguardo accusatorio dell’hostess mentre ci dice: “Ma me state a piglià per i fondelli?”. Sto già pensando invece a cosa potrei eliminare dalla valigia. Ci sarebbero le cinture, poi il libro sull’antica Roma che mi sono voluta portare dietro, il phon, la piastra elettrica…ad un certo punto le mie orecchie percepiscono un “Grazie e buon viaggio!”. Allora alzo la testa e mi rendo conto che anche la seconda valigia è passata e che non ci hanno neppure chiesto di controllare il peso dei due bagagli a mano. Non riesco a crederci!

Per precauzione, prima di iniziare a saltare dalla gioia, ci allontaniamo dal check-in: non si sa mai che l’hostess cambi idea. Appena fuori dalla sua visuale ci guardiamo e iniziamo a ridere come dei matti, a saltare e ad abbracciarci. Siamo due persone alle quali, se qualcosa deve andare storto, va storto. Non abbiamo mai colpi di fortuna anzi, siamo (eravamo) degli attira-sfighe. E invece…chi l’avrebbe mai detto, proprio poco prima di partire e lasciare l’Italia la nostra fortuna ha iniziato a girare e da allora non si è ancora fermata. Non ho ancora capito se credo nel destino o no, non mi piace l’idea che sia tutto già deciso, ma sono sempre più convinta che gli eventi abbiano un loro modo per farti capire se sei sul percorso giusto o se è il caso di cambiare rotta. Quando incontri troppi ostacoli, quando fai fatica, quando tutto è nero e complicato allora è il caso di chiedersi se c’è qualcosa di sbagliato in quello che stai facendo. Ma se invece inizi a percepire che le decisioni che stai prendendo sono quelle che ti portano su una strada che, tra tutte quelle che potevi intraprendere, è quella giusta, allora tutto scorre alla perfezione, tutto si incastra per aiutarti a procedere in quella direzione. Ed è quello che, da un anno e mezzo a questa parte, sta succedendo a noi due.

ore 12.40: decollo per l’Australia

Dopo una pausa in un bar e dopo aver tirato parecchi sospiri di sollievo, iniziamo finalmente a rilassarci e a renderci conto che ormai ci siamo, lo stiamo per fare davvero! Ci compriamo qualche rivista, dato che il viaggio sarà estremamente lungo, e ci avviamo verso il nostro gate. La mia camminata va meglio, con 32 kg di bagaglio in meno, ma ho sempre le altre due borse che mi creano un po’ di sbilanciamento nella postura e un “lieve” dolore alle spalle. Non mi importa granchè, sono praticamente anestetizzata dalla fortissima emozione che provo. Saliamo sull’aereo e ci sediamo. Ovviamente prendo il posto finestrino, posto che Mr. Big gentilmente mi concede ogni volta che voliamo, e iniziamo ad aspettare. Diamo un’occhiata al menù e inizio già ad avere l’acquolina in bocca, anche se il nostro interesse è più rivolto alla sezione cocktail: dobbiamo pur festeggiare, no???
Dopo un’attesa che mi è sembrata infinita, finalmente l’aereo si muove. Ci spostiamo lentamente e ci fermiamo dopo qualche minuto all’inizio della pista di decollo. Qualche istante di silenzio e poi sento il motore dell’aereo crescere di potenza. Le vibrazioni aumentano e so che tra poco si volerà via.

Appoggio la testa e guardo fuori dal finestrino. La giornata è grigia, il cielo sembra triste e c’è una pioggerellina sottile che bagna l’asfalto. Un senso di malinconia inizia ad avvolgere il mio cuore. Sento il motore ormai al massimo, lo scatto in avanti dall’aereo e la tipica spinta dell’accelerazione sul torace. Iniziamo a correre sempre più veloci. Fuori tutto scivola via e penso alla mia famiglia, penso che quella è la mia terra, il mio paese. E lo sto lasciando. Non so quando tornerò e non so neanche cosa c’è davanti a me, sulla mia strada.
Sento l’aereo staccarsi da terra e non posso fare altro che lasciare le lacrime scendere mentre stringo forte la mano di Mr. Big.
Lui almeno lo so che c’è, sulla mia strada.

 Questo è un estratto dal libro "La Storia di un'Immigrata allo Sbaraglio"

14 Comments

  • Bellissimo racconto, scrivi benissimo, ritmo incalzante e super piacevole; io ora vivo da 8 anni in Brasile con la mia Mrs Small brasiliana, da poco a Florianopolis, la miglior cittá del Brasile per distacco, ma il Brasile mi ha proprio logorato….. e siamo ormai pronti per una nuova sfida : ho vissuto molti addii, siamo spesso ritornati in Italia all’inizio ma oramai é sempre piú raro. L’idea é la Sunshine Coast, Sippy Downs o dintorni, o Noosa, stesso parallelo di Florianopolis; io sono ingegnere,45 anni, lei architett, 35 anni e tanta voglia di passare il resto della nostra vita in un posto senza violenza e con un pó di infrastruttura, soprattutto sportiva e culturale…ho letto solo questo articolo, ma prometto che leggeró anche gli altri e poi magari ti chiederó qualche consiglio…..Ah io sono di Padova e Mrs Small di Natal….Alla prossima !

  • Davvero bellissimo:) mi hai trasmetto emozioni e brividi, il grande gg si avvicina anche per me<3
    Una domanda:
    Ma in dogana una volta arrivata in AU non ti hanno detto nulla sul fatto che avevi solo il biglietto di andata? Cioè non è obbligatorio il volo di ritorno?

  • Grazie mille, ero indecisa su dove scappare per il mio “anno sabbatico” che potrebbe diventare anche una “vita”. leggendo le tue parole mi è venuta una gran voglia di partire e correre dall’altra parte del mondo. sei stata di grande aiuto. Grazie ancora.

  • Azzarola che emozione! Ho ancora gli occhi grondanti di lacrime ma sono in ufficio (che noia!) e non voglio rendere partecipe nessuno delle mie emozioni!
    Grazie a te invece per renderci partecipi delle tue in maniera così profonda…oggi con la scoperta del tuo blog ho un motivo in più per convincermi a partire e spero di farlo prestissimo!!! Magari ci si incontra da quelle parti…chissà!!! :)

    • Cavolo, grazie mille per le tue parole, sono felice di sapere di dare un po’ di coraggio a chi non ce la fa più!!!
      Grazie ancora e in bocca al lupo!

  • Complimenti Immigrata, sono capitata sul tuo blog facendo ricerche su Google e mi sono divertita moltissimo a leggere le tue avventure. io sono più anziana di te (43 anni), ma partirò per Brisbane ai primi di dicembre. Non vedo l’ora, sia perchè riabbraccerò dopo mesi il mio Mr Big anglosassone e sia perchè in Italia non c’è più futuro, ce l’hanno rubato da un pezzo.

    • Grazie mille! Spero di avere più tempo per scrivere tutto il resto, ne sono successe di cose da quel giorno! E sono molto felice per te, sono sicura che ti troverai benissimo, Brisbane è la città tropicale per eccellenza, l’ho vista di sfuggita ma mi è piaciuta un sacco! Good luck!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *