Atterraggio su Marte

 Questo è un estratto dal libro "La Storia di un'Immigrata allo Sbaraglio" 

In molti blog sull’Australia che ho letto, il momento dell’atterraggio sul suolo australiano viene spesso descritto come una sorta di visione religiosa, un istante catartico e mistico, il momento più emozionante della propria vita e allo stesso tempo il più terrificante. Beh, non è stato proprio il mio caso. Ok, ormai sono passati quasi due anni da quel momento e forse ho i ricordi un po’ offuscati, ma allora perché nella mia mente altre cose sono molto più nitide e a livello emotivo più indelebili? No, dubito sia quello il motivo. Forse la realtà è molto più semplice e di facile spiegazione.

Il viaggio infinito

Siamo decollati da Milano Malpensa all’ora di pranzo e dopo 13 ore siamo atterrati a Singapore. Abbiamo iniziato il viaggio al meglio, con un bel cocktail per stordirci un po’ e con la presa di coscienza che nella nostra fila eravamo seduti solo noi. Questo ha significato una sorta di silenziosa conquista dei sedili accanto (con molta discrezione, sia chiaro) e la creazione di un accampamento ad alta quota. Le prime orette non sono state così difficili: si mangia, si beve, si guarda un film, poi un altro, poi ci si addormenta semi sdraiati sui sedili conquistati, con il bracciolo conficcato nelle reni. Poi ci si sveglia e si carica un altro film, poi si mangia di nuovo e poi . . . aspetti . . . aspetti . . . guardi fuori dal finestrino . . . aspetti . . . e quando finalmente arrivi alle prime sei ore di volo sei colto da un lieve attacco di panico. “Cioè, veramente siamo solo a metà del viaggio???”.

L’accampamento non ti sembra più così comodo come all’inizio, il vino ormai non fa più effetto, i film sono noiosi, i giochi mentali del nintendo non sembrano più fattibili. Inizi a bramare il momento in cui finalmente potrai scendere dall’aereo e sgranchirti un po’. La cosa sconfortante è che solo io ho sofferto così… per Mr Big essere in aereo è come essere nel paese dei balocchi.

L’atterraggio a Singapore è stato un sollievo ma solo fino ad un certo punto. Sapevamo infatti che dovevamo aspettare altre 12 ore prima del volo successivo che sarebbe stato Singapore–Sydney. L’impatto però è stato notevole. Passare dall’autunno inoltrato di Milano al caldo di Singapore è stato decisamente piacevole! Sono subito corsa in uno dei bagni dell’aeroporto a cambiarmi e a mettermi in tenuta più estiva. Grazie poi ad un servizio bus fatto apposta per chi si ferma brevemente a Singapore, ci siamo fatti un giro della città. Purtroppo la stanchezza non ci ha aiutato a goderci appieno il tour, ma ricordo perfettamente (ecco, uno dei ricordi molto nitidi di cui parlavo all’inizio) quando, seduti nel piano alto del bus, senza tetto sopra la testa e con il vento tra i capelli, ho alzato lo sguardo verso il cielo e ho avuto la prima vera sensazione di libertà. Libertà dalla vita che avevo prima, dall’ipocrisia della gente, dagli spazi stretti e soffocanti. L’aria mi colpiva e portava via con sé pezzi di vita passata, brutti ricordi, preoccupazioni, mentre il calore del sole penetrava nelle ossa e mi scaldava il cuore. Sì, è stato il primo momento in cui ho sentito il distacco dal passato e ho percepito le numerevoli possibilità che mi si ponevano davanti.

Dopo essere tornati in aeroporto e aver rifatto il check-in siamo saliti nuovamente sull’aereo. Evviva, evviva. Questa volta niente fortuna con i sedili… anzi, io ero posto finestrino, Mr Big centrale e dal lato corridoio c’era una ragazza super-incintissima. Questo ha significato non potermi alzare quando volevo perché terrorizzata che la tipa si sforzasse troppo e partorisse lì. Il volo è durato 8 ore e mezzo. Giuro, non ce la facevo più! Non so che diavolo mi ha preso durante quel viaggio ma i muscoli delle gambe hanno iniziato a fare i dispettosi, continuavo ad avere l’irrefrenabile impulso di muoverli, era come un solletico fastidiosissimo. Ho anche il problema che le mie ginocchia sono messe peggio di un’anziana signora di 90 anni. Se rimango troppo tempo seduta inizio a vedere le stelle. Comunque, dopo un’altra cena ad alta quota, svariate ore notturne, innumerevoli tentativi di prendere possesso dell’aereo -prontamente interrotti dalla parte ancora sana del mio cervello- finalmente fuori dal finestrino ha iniziato a spuntare la luce dell’alba. Il mio sguardo è subito caduto giù verso il basso, non vedevo l’ora di vederla, questa famosa Australia. E decisamente la prima vista è stata sconcertante. Niente prati verdi o campi coltivati (“Cretina, questo è tipico dell’Europa!” mi ripetevo) ma una desolante pianura color paglia bruciacchiata. Cercavo di spingere lo sguardo il più lontano possibile per captare un minimo segno di cambiamento o di civiltà, ma dopo diversi minuti ho capito che laggiù così era e così sarebbe rimasto per molti molti molti chilometri ancora. Mi avevano detto che in mezzo all’Australia non c’è niente, però non pensavo fino a questo punto! Finalmente ci avviciniamo a Sydney: cinture di sicurezza, divieto di alzarsi e giù verso la terra rossa.

Le ruote toccano il suolo, mi aspetto di sentire qualcosa nel mio stomaco, una sorta di rimestugliamento scomposto, emozione pura, lampi di felicità nella mia mente o sudorazione incontrollata dei palmi delle mani… mah. O mi sono trasformata in Robocop o sono diventata molto più brava a gestire le mie emozioni (tra le due… più probabile la prima). Insomma, non dico che non ho provato niente, però di sicuro mi aspettavo molto di più. Probabilmente la stanchezza e la privazione da sonno mi hanno gettata in una sorta di mondo degli zombie. Con l’aiuto di una gru immaginaria mi alzo dal sedile, saluto gli svariati cuscini e coperte forniteci durante il viaggio e penso, anzi… quasi lo spero, che per un po’ di tempo non salirò su un aereo. Io, che quand’ero in Italia ogni volta che guardavo il cielo e vedevo un aereo, prima pensavo a Mr Big (per la cronaca, è un pilota) e poi che volevo disperatamente andare via.

Primi passi

Scendiamo dall’aereo, attraversiamo il verme mobile che lo collega all’aeroporto e respiriamo per la prima volta aria australiana. Beh, non proprio quella vera ma quella filtrata e raffreddata dal sistema di condizionamento, ma in quei momenti poco ti importa: sei in AUSTRALIA!!! Passiamo l’immigrazione, poi il ritiro bagagli ed infine la dogana. Mi aspettavo molti più controlli invece niente di che. Inizio a sorridere, alleggerita da tutti i processi della fase di arrivo. Finalmente arriviamo all’uscita e passiamo la soglia: ci siamo, si inizia! Cerchiamo un taxi e diamo l’indirizzo dell’albergo che avevamo prenotato per i primi giorni. Attimi di totale sfasamento quando vedo il lato del guidatore a destra. “Oh santa Marisa, e a questo quanto mi ci vorrà per abituarmi?”. Osservo il panorama fuori dal finestrino. E’ mattina e non c’è molto traffico in giro. Non so che razza di strada abbiamo fatto ma mi sembrava di essere tornata nella zona industriale di Verona. Non un granchè come prima impressione. Sarà che ti costruisci i miti nella testa ma immagini l’Australia in un certo modo, come se fosse il paradiso in terra, con gente vestita di bianco svolazzante su prati verdi che circondano città futuristiche. Ehm… no dai, probabilmente sono solo io. Comunque il mio sorriso a 45 denti pian piano ha iniziato a calare. Vedevo solo fabbriche e strade deserte. Per un attimo ho anche pensato che avessimo dato l’indirizzo sbagliato. Poi finalmente sbuchiamo in una zona aperta e in lontananza alla nostra destra, eccola… è lei, SYDNEY. Ecco, per tutta la vita aspetti di trovarti davanti ad una città così: grande, gigante, con grattacieli svettanti contro il cielo limpido e azzurro. E’ sempre stato un tuo sogno, non di quelli impossibili da realizzare, ma pur sempre un sogno e ora ce l’hai davanti agli occhi. La città è lì, la puoi vivere davvero, la puoi toccare respirare e attraversare. E magari, farla diventare la tua casa.

Questi vaneggiamenti durano poco perché arriviamo all’albergo. Purtroppo, essendo l’ingresso posizionato direttamente sulla strada, veniamo scaricati nella stradina laterale, con un grado di salita del 1000%. Ora, è da un po’ che non ne parlo, ma abbiamo sempre i nostri adorati bagagli di circa un quintale l’uno da trascinarci dietro. Paghiamo (o meglio, svuotiamo mezzo portafoglio… è giusto un po’ più caro dell’Italia qui) e iniziamo ad inerpicarci per la stradina.E’ un po’ sconfortante perché la realtà è che tutto quello che possiedi è proprio lì ai tuoi piedi. Vorresti disfartene perché non sai quante volte ancora dovrai spostarti, ma non puoi farci granchè, tranne stringere i denti e pensare che se hai affrontato un viaggio del genere per arrivare lì, non puoi mica lamentarti di qualche bagaglio. E poi sai che tra poco potrai sdraiarti ed iniziare a riprenderti dalle tue fatiche!

Entriamo nell’alberghetto, parliamo con il receptionist (o meglio, parla Mr Big, il mio inglese a quei tempi era un po’… rustico!) e scopriamo che non possiamo ancora avere la camera. Sono le 9 di mattino e prima dell’una non c’è possibilità. Che diamine, a questo non ci avevamo pensato. Chiediamo se possiamo almeno lasciare lì i bagagli e con poca forza fisica residua usciamo di nuovo per la strada. Due profughi vagabondi. Puntiamo lo sguardo verso la città, che non sembra lontanissima e iniziamo a camminare. Da quel giorno in poi quella strada l’avremmo fatta innumerevoli volte, la strada che porta direttamente a Chinatown. L’idea è che entri in un quartiere nominato così, la realtà è che ti sembra di essere trasportato direttamente in Asia. Non ho mai visto così tanti cinesi tutti insieme in una sola volta e così tanti ristorantini e negozi di specialità asiatiche. Anzi, la verità è che l’ho visto anche a Melbourne, ma questa è un’altra storia. Abbiamo vagabondato per qualche ora fino a ritrovarci nel CBD, il Central Business District, in pratica il cuore della città con tutti i mega grattacieli e gli uffici. Il flusso di persone è diverso in questa zona: uomini e donne vestiti tutti precisi da lavoro camminano sicuri di sé con le loro valigette in mano, a testa alta e a passo ben deciso, come se stessero per siglare un importante accordo lavorativo. Fantastico e immagino che probabilmente invece i loro pensieri sono già rivolti alla sera. Torneranno nella loro bella casetta vicino al mare, prepareranno una succulenta cena tra amici e faranno due chiacchiere con un bicchiere di vino in mano, magari nel patio esterno, con l’aria fresca e vagamente salina che li solletica la pelle, mentre una calda sensazione di pace e serenità si propaga nello stomaco.

Ai miei occhi sono perfettamente integrati in quella che per me è una realtà dal sapore del tutto nuovo, eccitante e terribilmente diverso da quello che conoscevo prima e che sto assaporando in quell’istante. E immagino a ruota libera perché in quel momento, e per un po’ di tempo ancora, immaginare e fantasticare era l’unica cosa che potevo fare, avendo tra le mani l’ignoto più assoluto. Quando arrivi qui, per il primo periodo viene facile sognare, è quasi un dovere farlo. Pensare che un giorno sarai anche tu al loro posto, camminerai su un tacco 12 per le strade di Sydney con un completo costosissimo addosso, i capelli perfettamente acconciati e il trucco impeccabile. Saprai che gli altri ti stanno guardando come adesso sto guardando io, un po’ invidiosi ma anche entusiasti di ciò che vedono. Sarò diretta verso un lavoro che mi soddisfa e che mi ripaga per il tempo e le energie che investo. Sarò felice di quello che ho. Come ho appena detto, per il primo periodo è facile sognare, poi la realtà ti colpisce come un pugno nello stomaco: la sensazione di leggerezza e vaga incoscienza che ti ha accompagnato dal momento in cui sei salito sull’aereo, inizia a sciogliersi come neve al sole e quello che ti rimane in mano è come fango: sporco, reale, poco piacevole.

Dopo i miei vaneggiamenti mentali (che sono sicura ha fatto anche Mr Big) e aver mangiato qualcosa siamo tornati verso l’albergo… più che camminare io mi sono trascinata, ormai ero allo stremo delle forze, la carica di adrenalina che mi stava tenendo in piedi da più di due giorni ormai iniziava a calare drasticamente: era arrivata l’ora di chiuderci in camera, farci una doccia e finalmente sdraiarci su un letto! Recuperiamo i nostri bagagli e sventolando le chiavi come un trofeo ci dirigiamo verso l’ascensore.

C’è sempre un misto di emozione e agitazione quando ti ritrovi davanti alla porta di una camera di albergo, non sai bene cosa ti aspetta, speri per il meglio ma sei preparato al peggio. Di solito faccio così ma in quel momento le mie difese mentali erano a zero, quindi mi aspettavo solamente il meglio, dato anche il costo della camera. Dannata speranza… apriamo la porta e capiamo subito che: o entravamo noi oppure le valigie, non c’erano molte altre alternative. Non sono mai stata in una stanza così piccola. Il letto ad una piazza e mezzo aveva il lato destro tutto appoggiato al muro (dove all’apparenza qualcuno aveva gettato dei fluidi corporei per divertimento… bleah che schifo… e ovviamente quello è il mio lato). Ai piedi del letto c’era giusto un po’ di spazio per appoggiare le valigie per terra. E basta, non c’era altro, a parte il mini corridoio che dalla porta conduceva al letto. Dimenticavo… c’era anche il bagno, se ti mettevi sulla sua soglia e allungavi il braccio riuscivi a toccare il lato opposto. Un gioiellino! Non ho idea di come ma siamo entrati tutti quanti: noi, le due valigie galattiche e i due bagagli a mano, che più che trasportarli a mano sarebbe stato utile un carro attrezzi. Comunque ce l’abbiamo fatta e in poco tempo abbiamo preso pieno possesso di tutto lo spazio disponibile. Avevamo un tetto sopra la testa. Questo era già qualcosa!

Con una dettagliata doccia mi sono lavata di dosso gli ultimi residui dell’Italia e le fatiche del lungo viaggio. Mi sono infilata in una maglia comoda e sono piombata sul letto. Era ora di pranzo ma senza un po’ di riposo non si poteva andare avanti. Impostiamo la sveglia e accendo la mia dream sound machine (ho problemi a dormire, sono molto suscettibile ai suoni e questo prezioso regalo di Mr Big impedisce che ogni notte mi svegli al primo rumore che sento). Un scroscio di pioggia invade la mini camera e mi sento subito cullare. Mi assesto bene nel materasso non proprio comodissimo, sprofondo la testa nel cuscino e chiudo gli occhi. Vortici di immagini girano nella mia testa, sono confuse, si mescolano tra di loro. Lo spazio perde dimensione e il tempo non ha più un significato. Devo sintonizzarmi su un orario diverso e riassestare la mia presenza nel mondo. Mentre scivolo nel sonno immagino la terra vista dall’universo, immagino l’Australia e non riesco a crederci… proprio lì, nella sua costa orientale, in una città chiamata Sydney, una città che ho sentito nominare molte volte, ora ci sono anch’io.
Sorrido incredula e mi addormento per la prima volta in questa nuova vita.

Questo è un estratto dal libro "La Storia di un'Immigrata allo Sbaraglio"

28 Comments

  • Leggere tutto quello che hai fatto e trascorso, è davvero… WOW !!! Il vostro coraggio è ammirevole ! Anche io e la mia morosa stiamo seriamente pensando di andarcene da questo Paese ormai morto. Io ho 21 anni e lavoro e lei 15 e studia. Lei ha una situazione familiare molto infelice e vorrebbe andarsene il prima possibile ! Io però sono un pò frenato dalla sua età e dai pochi soldi che ci aiuterebbero… Ho provato a proporle di aspettare che lei finisca la scuola così nel frattempo da mettere via un pò di soldi col mio lavoro. Tu che hai già fatto questo grande passo, hai qualche consiglio da darmi su cui ragionarci assieme a lei ? Grazie in anticipo e grazie anche per averci fatto sognare con la tua storia !

    • Ciao Loris, grazie mille per le tue parole! Sì, la tua ragazza è giovane e secondo me dovreste aspettare ancora un po’ soprattutto perchè se volete richiedere un WHV dovete aspettare che lei compia 18 anni. Capisco che la sua situazione la spinga a volersene andare il prima possibile ma bisogna anche usare la testa!
      In bocca al lupo :)

  • Ciao, sono di Padova e sogno di venire in Australi da quando ho 6 anni (ora ne ho 19).. il sogno in realtà ha un fine: vorrei fare la biologa marina, e quale posto è migliore dell’Australia e della sua barriera corallina? Sono vicina al diploma e poter studiare biologia in un’università australiana sarebbe esattamente quello che vorrei! Vorrei chiederti se conosci italiani che sono venuti a studiare li e se sai qualcosa a proposito delle università australiane.. Spero tanto che tu possa essermi d’aiuto :) in ogni caso, adoro leggere il tuo blog… sei davvero una speranza! COMPLIMENTI :)

    • Ciao Federica e grazie per i complimenti!
      Studiare all’università qui costa un macello di soldi, ma non è impossibile da realizzarsi con un sacco di buona volontà. Se vuoi informazioni specifiche soprattutto sul corso che vuoi fare ti consiglio di contattare direttamente le università, sono molto disponibili e ti danno un sacco di materiale per capirci qualcosa, quindi inizia con quello e poi se vuoi contattare italiani che studiano qui cerca in qualche community creata apposta!
      Good luck!

  • Ciao … il tuo modo di scrivere è assolutamente accattivante, anche io e il mio fidanzato ci stiamo organizzando per la partenza, mi sono ritrovata in molti dei tuoi stati d’animo iniziali, soprattutto il senso di frustrazione nel rimanere in un paese come il nostro.Insomma non si va solo alla ricerca di un lavoro,ma si abbraccia un paese intero. Grz :-) proseguo con la lettura …

  • ciao! leggendo il tuo racconto ho avuto l’impressione di stare li con te e mr. big…complimenti!!!! L’australia è anche il mio sogno e un giorno spero di potervi venire a trovare…intanto si studia e si lavora, mettendo da parte i soldi necessari per la partenza. Il tuo racconto è stato un’iniezione di coraggio…ho 20 anni e non credo di avere un futuro, qui…ma quando avrò abbastanza soldi, mi imbarcherò sul primo aereo!!
    Stavo perdendo la fiducia in me stesso, devo ringraziarti. Anche se non ci siamo mai visti, mi hai aiutato più di chiunque altro!
    GOOD LUCK! :)

    • Oh mamma mia! Felice di averti dato una bella iniezione di speranza e fiducia! E credi sempre in te stesso e nelle tue capacità, è il primo passo verso la realizzazione dei propri sogni!

  • sono capitato sul tuo blog per caso, cercando notizie e informazioni sull’australia..volevo farti davvero tanti complimenti sia per il coraggio che hai avuto sia per come scrivi e racconti la tua storia..ho 18 anni sto per diplomarmi e sono deciso a partire per questa terra anche se ho anche un bel po di paura!! volevo chiederti se lo rifaresti e quale secondo te, è la città migliore tra quelle visitate

    • Ciao Gianda! Grazie per i complimenti!
      Certo che lo rifarei subito! Le città qui sono tutte molto belle e diverse tra loro. Perth è ancora in fase di sviluppo ma è molto bella, è più indicata per le famiglie secondo me. Melbourne è molto europea e alternativa come città, ci tornerei subito. Sydney è….beh…Sydney. Davvero bella ed enorme! Brisbane è più stile tropicale. Adelaide è quella che mi ha colpito di meno e a Canberra non ci sono stata. C’è anche Darwin nel nord, ma da quello che mi hanno detto non è questo granchè, per lo meno non ancora! Good luck!

  • ciao , prima di tutto complimenti per i racconti mi sembrava davvero di leggere un libro , ma volevo chiederti leggendo i commenti te sconsiglieresti ad una famiglia con 2 bambini di trasferirsi li ?

    • Assolutamente sbagliato!!! Penso che questo paese possa offrire molto, soprattutto ai bambini e ai giovani, in termini di educazione e stile di vita. Quello che cerco di far capire nei commenti è che non tutti hanno le carte giuste in mano per potersi trasferire qui. Trasferire tutta la famiglia, inoltre, è molto, molto costoso. Se non si arriva qui direttamente con un visto permanente, e quindi a tempo indeterminato, ma con un altro tipo di visto “a scadenza” non si può usufruire delle stesse agevolazioni degli australiani (giustamente) quindi scuole e assicurazioni mediche costano parecchio. Consiglio a tutti quelli che si vogliono trasferire con la famiglia di contattare un agente di immigrazione che analizza la situazione e consiglia la cosa più giusta da fare!
      In bocca al lupo e grazie per i complimenti!

  • Sto male qui, sento il bisogno di partire e fuggire lontano a 25 anni dopo aver fatto decine di lavori e aver avuto una piccola attività uccisa dallo Stato Italiano…. Ovviamente L’Australia è il posto che ho pensato con un mio amico, non vorrei Sidney ma Perth, se in privato mi volessi aiutare per info e delucidazioni su lavoro eventuale, burocrazia, e quant’altro non mi dispiacerebbe partire e aver conosciuto chi quest’ esperienza già l’ha fatta

    • Ciao Diegone. Purtroppo non è il mio lavoro dare informazioni private o aiutare le persone a spostarsi in Australia, tutto quello che so l’ho scritto nel sito http://vivereinaustralia.com
      Tra l’altro informazioni sulla burocrazia le devi chiedere ad un agente di immigrazione, sono loro quelli autorizzati ad analizzare ogni singolo caso e suggerire il percorso migliore. Ai miei tempi l’ho fatto anch’io!!!
      Buona fortuna!

  • ciao, mi chiamo Pietro, a 40 anni sto pensando di cambiare vita, da 18 anni faccio il tabaccaio rinchiuso tra quattro mura in 27 mq a lottare con tasse, banche, consulenti, regole assurde di questo paese che hanno portato alla distruzione.Ho qualche aggancio li in australia è sto pensando realmente di fare questo passo per dare un futuro a mio figlio che ha 8 anni, qua per lui non vedo niente di buono,ho deciso di vendere tutto perche’ la situazione è diventata insostenibile voglio sapere da te se il fatto di avere qualche aggancio possa essermi utile.

    • Ciao Pietro. Beh, avere qualche aggancio può essere utile per l’inserimento nella realtà australiana ma non ti assicura niente. A 40 anni non è facile ottenere un visto soprattutto se non si è specializzati. Come suggerisco sempre, prova a contattare un agente di immigrazione che saprà indicarti il percorso migliore. In bocca al lupo!

  • Ciao, mi chiamo Valentina, sono capitata per caso sul tuo blog, cercando info sull’Australia e devo dire che mi piace molto come scrivi e come racconti le cose. Mi piace il tuo umorismo. Complimenti.
    Io ho intenzione di partire con il WHV ad aprile. Sono super eccitata ma anche un po’ spaventata perchè sono da sola. Comunque questo non mi fermerà!! Sono davvero intenzionata a fare quest’esperienza.
    Un saluto. :)

    • Ciao Valentina! Anche a te grazie mille per i complimenti. Vedrai che sarà un’esperienza indimenticabile e tranquilla che rimarrai da solaper poco, ci sono un sacco di giovani come te che stanno arrivando qui, li trovi ovunque quindi vedrai che farai amicizia molto velocemente! Tantissimi in bocca al lupo!

  • ciao sono alberto sono felice per te che sei andata via da questa italia di merda corrotta ecc ecc rimani li creati un futuro è non ripensarci piu a tornare ,in bocca a lupo,mentre leggevo il tuo racconto ero a canto a te ….

    • Ciao Alberto, grazie per il sostegno. Non mi piace però sentire definire l’Italia in quel modo, è comunque il paese dove siamo nati e cresciuti e se sta andando a rotoli è anche per colpa nostra che ancora non siamo stati capaci di ribellarci in modo definitivo forse perchè non abbiamo nelle vene il nazionalismo che invece c’è in altri paesi. Comunque grazie ancora!

  • Ciao sono Manuela sono di cagliari e devo proprio complimentarmi con te. Sono entrata nel tuo blog perchè incuriosita dall’Australia e delusa del nostro paese come te solo che per me sarebbe più difficile io ho un bimbo di 7 anni! Ma ti prego mi daresti qualche dritta sul lavoro laggiù? ti ringrazio e auguro sinceramente tanta serenità, ciao Manuela

    • Ciao Manuela! Scusa per il ritardo nella risposta ma sono appena tornata da un viaggio di tre settimane proprio in Italia!
      Non posso dare molte dritte sul lavoro…tanto e tutto dipende dal lavoro che si cerca, dall’esperienza che si ha alle spalle e dal proprio livello di inglese! TI auguro comunque un grosso in bocca al lupo e buon anno!

  • Che dire…intanto complimenti per i tuoi racconti e complimenti a Voi che siete riusciti a scappare da questa Italia. Anch’io sono di Verona e sono davanti al famoso bivio!!! Chissà se riuscirò pure io a staccare questo biglietto…intanto ogni giorno che passa sono sempre più convinto! Tanta fortuna a tutti..MI compreso!!!

    • Wow!!! Tripla stima: 1-hai deciso di partire 2-hai deciso di partire da sola 3-hai deciso di partire e sei una donna, non sono molte quelle che lo farebbero!!! Complimenti e un grosso in bocca al lupo!!!!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *